Confcommercio: “A rischio rifornimento dispositivi sanitari”

Fabbrica di mascherine. Foto Sir

In Trentino si parla di oltre 250 milioni di euro da pagare per la tassazione payback riproposta dal Decreto Aiuti Bis. 250 milioni di euro a carico delle imprese fornitrici di materiale sanitario, aderenti a Confcommercio del Trentino. Lo sottolinea in una nota il presidente, Giovanni Bort, parlando di “un colpo insostenibile per le aziende fornitrici, che porterebbe a un default generalizzato e, per conseguenza, minerebbe la tenuta del sistema sanitario provinciale: non sarebbero più garantiti i rifornimenti dei materiali tecnico-medicali e degli altri dispositivi sanitari, nonché la manutenzione di quelli in utilizzo, e sarebbe quindi impossibile garantire la continuità delle cure ai pazienti”.

“In questo momento di grande incertezza – spiega Giovanni Bort – le Aziende cercheranno comunque di fare quanto nelle loro possibilità per mantenere inalterato il livello di supporto che quotidianamente viene fornito al Sistema Sanitario, ma è evidente che se si troveranno nelle condizioni di dover coprire questi sforamenti, di cui non sono assolutamente responsabili, non potranno onorare i contratti in essere mantenendo gli standard di fornitura sino ad oggi garantiti”.

L’appello che arriva alla Provincia da Confcommercio, dunque, è quello di sospendere i pagamenti in attesa anche dei numerosi ricorsi attivati presso i Tribunali amministrativi di tutta Italia.

Sul tavolo, spiega Confcommercio, “c’è la tenuta dell’intero sistema sanitario trentino e la sopravvivenza di decine di aziende, con il pericolo concreto di perdita di centinaia di posti di lavoro”.

IL CONTESTO NAZIONALE

Si avvicinano le scadenze per l’attuazione del payback sulle forniture di Dispositivi Medici (il meccanismo per cui le imprese fornitrici si trovano costrette a pagare, senza averne alcuna responsabilità, gli sforamenti di spesa sanitaria delle Regioni e delle Province Autonome) e il Governo non ha ancora assunto alcuna decisione, mettendo così a rischio l’intero Sistema Sanitario Nazionale.

Fifo Sanità, la Federazione italiana fornitori ospedalieri aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, ha ribadito il rischio concreto di un’imminente mancanza di dispositivi medici e servizi a supporto negli ospedali e lancia l’allarme per l’intera tenuta del settore. La norma costringe le aziende fornitrici di dispositivi medici a pagare 2,1 miliardi di euro entro il 15 gennaio, con conseguente fallimento per centinaia di pmi che distribuiscono a tutti gli ospedali d’Italia dispositivi salvavita e altro materiale indispensabile per lo svolgimento delle attività chirurgiche, garantendone la manutenzione e il corretto funzionamento.

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