Mettere Gesù al primo posto

Illustrazione di Fabio Vettori

2 luglio 2023 – XIII domenica TO A

2 Re 4,8-11.14-16; Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42

«Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato». Mt 10,40

Le letture della scorsa settimana mettevano l’accento soprattutto sulle persecuzioni che il discepolo di Gesù incontra nella sua missione di testimone. Le letture di questa domenica sottolineano invece che non c’è solo la persecuzione ma anche l’accoglienza, l’esperienza di una fraternità cristiana che ha i confini del mondo.

Il discorso incentrato sulla croce costituisce ancora il punto di partenza delle parole di Gesù: “Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me” (Mt 10,37-38). Quindi rimane sempre vero che il discepolo di Gesù è chiamato a mettere Gesù al primo posto nella sua vita, nei suoi interessi, nel suo amore. E rimane vero che il discepolo è chiamato a superare l’istinto di sopravvivenza che sta alla base della conservazione della specie: “Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,39).

Del resto, l’apostolo Paolo, nel brano della seconda lettura tratto dalla “Lettera ai Romani” evidenzia che attraverso il battesimo noi siamo uniti alla morte e risurrezione di Gesù e questo ha due conseguenze: come la morte non ha più potere su Gesù così non ha più potere su di noi; e siccome siamo uniti al Cristo risorto noi possiamo vivere in modo nuovo, non siamo più prigionieri di una prospettiva di vita puramente naturale o mondana. La vita del discepolo non è fatta però solo di esigenze impegnative. Gesù ci fa intravedere pure un lato estremamente arricchente sotto il profilo umano: il discepolo verrà accolto nel modo in cui viene accolto Gesù stesso, il discepolo verrà accolto con tutta quella carica di rispetto e di amore con cui era stato accolto il profeta Eliseo nell’Antico Testamento. Tradotto in termini attuali e applicato a noi stessi, potremmo dire: proprio perché siamo discepoli di Gesù ci sentiremo a casa sua in ogni parte del mondo. Questa è un’esperienza che io stesso ho fatto infinite volte, recandomi o trovandomi a vivere in paesi lontani e affidandomi all’ospitalità delle comunità cristiane: il calore umano, l’accoglienza, il senso di fraternità aiutano a superare il distacco e la lontananza dal proprio paese ed aiutano a vivere con serena fiducia anche quelle difficoltà ordinarie e straordinarie alle quali siamo chiamati a far fronte.

Le letture di questa domenica ci aiutano perciò anche a cogliere il valore dell’ospitalità cristiana come ospitalità reciproca tra cristiani. Traducendo in termini attuali il brano evangelico potremo dire che, quando accogliamo un nostro fratello, partecipiamo alla sua stessa vocazione, al servizio che lui sta svolgendo nella Chiesa e parteciperemo anche alla sua stessa “ricompensa”, cioè alla stessa felicità nella comunione con Dio. Cerchiamo allora di fare in modo che le nostre case e le nostre comunità siano ancora ambienti ospitali e non fortezze inespugnabili.

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