Gesù ci risolleva quando sprofondiamo

13 agosto 2023 – XIX domenica TO A

1 Re 19,9.11-13; Rm 9,1-5; Mt 14,22-23

«Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Mt 14, 28

Gesù si ritira in solitudine e Gesù si dona nell’incontro, sono le due caratteristiche che contraddistinguono i tre anni del suo ministero pubblico. Gesù ha bisogno di stare solo sul monte a pregare, perché nella preghiera, nel rapporto col Padre, trova poi la forza di annunciare il Regno di Dio, di ascoltare e di guarire il prossimo, di donarsi con tutto se stesso. Al salire sul monte da solo, corrisponde il suo discendere incontro ai discepoli sulle acque agitate del lago di Galilea. È su questo incontro notturno e decisamente strano, che siamo invitati a soffermarci a riflettere questa domenica.

Possiamo provare ad immaginare lo stato d’animo dei discepoli: hanno lasciato il maestro alla sera, dopo la moltiplicazione dei pani, dopo aver potuto constatare la sua potenza di Messia. Ora si trovano sul lago. È tutta la notte che il vento sibila e fa alzare le onde che agitano la barca. E la barca non riesce ad avanzare verso la riva. Poco prima dell’alba, al vedere Gesù che viene loro incontro camminando sulle acque, comincia ad agitarsi anche il loro cuore. Sono turbati. Lo scambiano per un fantasma. Si mettono a gridare. E Gesù, come in tanti altri passi del vangelo, li tranquillizza e rassicura: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

A questo punto Pietro chiede un segno, una conferma: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Finché tiene fisso lo sguardo su Gesù, Pietro riesce a stare a galla. Quando invece Pietro comincia a guardare il vento e le onde, allora prevale la paura e comincia ad affondare. Nel grido dell’apostolo c’è la presa di coscienza della sua fragilità e l’invocazione di salvezza rivolta in modo personale a Gesù: «Signore, salvami!». E Gesù tende la mano, lo afferra e lo tira su, invitandolo a riconoscere la sua poca fede: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Quando Gesù e Pietro salgono sulla barca il vento smette di agitare le onde e i discepoli, sulla barca, compiono un gesto di adorazione nei confronti di Gesù, un gesto reso ancor più esplicito dalle loro parole: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

L’episodio ci fa capire che Gesù ci viene incontro anche nel mezzo della notte e anche tra le tempeste della vita. Riconoscerlo non è quasi mai facile (nemmeno per Elia, nel brano della prima lettura, è facile riconoscere la presenza del Signore) ma lui ci offre dei segni che servono per confermarci e incoraggiarci. L’episodio ci fa anche capire che nei momenti di buio, quando le circostanze della vita ci mettono alla prova, solo se teniamo fisso lo sguardo su Gesù Cristo, Figlio di Dio e nostro Salvatore, potremo “camminare sulle acque in mezzo alla tempesta”. E perfino se stiamo sprofondando Gesù ci offrirà la sua mano per afferrarci e tirarci su. Questo vale per la nostra persona e per la nostra vocazione, per il nostro matrimonio e per la nostra famiglia, per la vita della nostra comunità. Se invece ci lasceremo prendere dalla paura, fissandoci sulle situazioni avverse anziché rimanere orientati verso Gesù Cristo, allora andremo a fondo: noi, le nostre scelte di vita e anche la nostra comunità!

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