In cammino verso cieli nuovi e terra nuova

Illustrazione di (c) Fabio Vettori

Domenica 10 dicembre 2023 – II di Avvento – Anno B

Is 40,1-5.9-11; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8

«Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia». 2Pt 3,13

«Consolate, consolate il mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta», «Nel deserto preparate la via al Signore», «Ecco il vostro Dio! Ecco egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede». L’occasione storica di questo oracolo, riportato nel Secondo Isaia, è quella della liberazione del popolo d’Israele dall’esilio Babilonese (siamo verso il 549 a.C.). C’è la coscienza che la venuta di Dio coincide con la salvezza del popolo, con la fine della sofferenza e con un’esperienza di comunione e di consolazione che non riguarda solo o prima di tutto i singoli ma l’intera comunità. C’è coscienza pure che la venuta di Dio va preparata anche se tale preparazione può assomigliare ad un’operazione di grande e continuo impegno (spianare i colli del deserto che continuamente si riformano). La nostra attesa di Cristo è perciò personale e comunitaria al tempo stesso. La nostra attesa comporta l’impegno ad aprire strade nuove alla venuta del Signore negli attuali deserti dell’umanità.

La seconda lettura riflette invece sul “ritardo di Dio”. Viene utilizzato il genere apocalittico, ricco di immagini che vanno lette in chiave simbolica. Anzitutto occorre valutare il tempo dalla prospettiva di Dio. Citando il Salmo 90,4 Pietro ricorda che: «Ai suoi occhi mille anni sono come il giorno di ieri che è passato» (la nostra prospettiva, invece, secondo lo stesso Salmo 90,10 è quella del breve arco della nostra vita, cioè dai 70 agli 80 anni). In secondo luogo, questo “ritardo di Dio” è tutto a nostro favore: è il tempo della nostra conversione, del nostro cambiamento di vita, è il tempo che ci permette di far esperienza della misericordia e del perdono di Dio. La lentezza di Dio e il suo ritardo sono solo l’altro volto della sua pazienza. Un’attesa impegnata ha il valore di affrettare la venuta di Cristo, il dispiegarsi di cieli e terra nuovi: «Quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio!», «Nell’attesa di questi eventi fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia». Il nostro impegno di vita cristiana non è inutile, anzi, contribuisce ad affrettare il compimento della storia e l’incontro dell’intera umanità con Dio.

Il Vangelo presenta la testimonianza del Battista: è il profeta che vive l’attesa del Signore, che ne prepara la venuta aprendo per il proprio popolo una strada nel deserto attraverso la predicazione della conversione e l’amministrazione del battesimo al fiume Giordano; è il profeta che vive in prima persona secondo un codice morale austero ed impegnativo, che pratica la giustizia; è il profeta cosciente che il proprio ministero consiste nell’orientare il popolo verso Gesù Cristo, il solo a «battezzare con lo Spirito Santo», rendendo così pieno e definitivo quell’ingresso nei cieli nuovi e nella terra nuova per ora solo intravisti da lontano. Questo è anche il nostro compito in una società sempre più somigliante a un deserto umano e spirituale. Oggi, come duemila anni fa, e fino al termine della storia anche noi dobbiamo – come il Battista – semplicemente indicare Gesù Cristo e ricordare a tutti che solo Lui può battezzare nello Spirito Santo, solo Lui può essere per noi la Via, la Verità e la Vita.

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