Profeti tra i fratelli

Illustrazione di Fabio Vettori

28 gennaio 2024 – Domenica IV Tempo Ordinario B

Dt 18,15 20; 1Cor 7,32 35; Mc 1,21 28

«Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto». Dt 18,15

Quando si parla di profeti e profezie si ha spesso un’idea piuttosto vaga e confusa del significato biblico e cristiano di questi termini, tant’è che li intendiamo troppo spesso in rapporto alla predizione del futuro. La prima lettura di questa domenica ci aiuta a comprendere: profeta è colui che parla in nome di Dio e su ordine di Dio. Uno non può attribuire a se stesso questo incarico se non è Dio stesso a conferirglielo. Per tutto l’Antico Testamento il modello del profeta rimane Mosé, era lui il tramite tra Israele e il Signore nell’Esodo, nel cammino attraverso il deserto, nella promulgazione della Legge. Ed è a partire dal ruolo svolto da Mosè che il Signore promette al Popolo un nuovo profeta al quale il popolo di Israele dovrà dare ascolto. La riflessione biblica, piano piano, comincerà a vedere nei tratti di questo profeta promesso la figura stessa del Messia, ed i discepoli di Gesù decifreranno l’antica promessa a partire dalla sua vita e dal suo insegnamento. È la gente che lo incontra, che lo ascolta e che lo vede operare a riconoscere: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!» (Gv 6,14) e «Costui è davvero il profeta!» (Gv 7,40). Il ministero di Gesù si presenta infatti con le caratteristiche tipiche del ministero profetico: Gesù parla con autorità e conferma con dei segni concreti la validità del suo insegnamento.

Anche nel vangelo di questa domenica infatti: 1) si riconosce che Gesù parla “con autorità”, cioè che il suo insegnamento viene da Dio; 2) si riconosce che Gesù agisce con autorità, sconfiggendo il male attraverso un atto di esorcismo, che per Marco è parte integrante del ministero di Gesù: “Gli esorcismi sono uno degli aspetti essenziali dell’attuazione del messaggio di Gesù, della sua predicazione del regno di Dio, per il fatto che illustrano la disfatta del male e dei suoi istigatori demoniaci” (S. Légasse, Marco, ed. Borla, p. 110). Le note caratteristiche dell’autentico profeta in lui trovano realizzazione piena, suscitano interrogativi e chiedono di essere riconosciute attraverso un cammino graduale di ascolto, di discepolato, di sequela.

Il Concilio Vaticano II ci ricorda che questo stesso servizio profetico «tra i fratelli e per i fratelli» continua nella Chiesa e nei cristiani, anche nei fedeli laici: «Cristo, il grande profeta, che con la testimonianza della sua vita e con la virtù della sua parola ha proclamato il regno del Padre, adempie la sua funzione profetica fino alla piena manifestazione della gloria (…) anche per mezzo dei  laici, che perciò costituisce suoi testimoni e li provvede del senso della fede e della grazia della parola, perché la forza del vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale. (…) E questa speranza non la nascondano nell’interno del loro animo, ma con una continua conversione e con la lotta “contro i dominatori di questo mondo tenebroso e contro gli spiriti maligni” la esprimano anche attraverso le strutture della vita secolare» (LG 35).

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