La corsa alle armi incancrenisce i problemi

Il dibattito al Parlamento europeo in seduta plenaria su sicurezza e difesa comune – foto Parlamento Europeo

lo spunto

Caro”Sentieri”, io sono in Molise e come sempre sprovvisto di televisore. Nella mia casetta non lo voglio! Ma ho pur sempre la possibilità di accedere alle notizie più importanti tramite il telefonino.
Questo mondo si sta sempre più trasformando in una polveriera. Adesso poi che il Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, esce con la frase lapidaria: “l’Europa si armi!”, io sono oltremodo sconcertato.
“Arme leute” (povera gente) direbbe mio padre, se fosse ancora vivo. Lui asseriva che il giorno che la Germania si riarmasse (e ciò purtroppo sta accadendo) scoppierebbe una Terza guerra mondiale.
Che Dio ci liberi da questa tragedia! La Signora Presidente dovrebbe essere più avveduta. Una frase di quel tipo nasconde delle insidie immani.
Da poco la Commissione Difesa della Camera ha approvato l’acquisto di 125 carri armati Leopard, per una spesa complessiva di quattro miliardi di dollari. Questo dovrebbe farci riflettere. Ci stiamo letteralmente impoverendo, ci stiamo dissanguando per alimentare i fuochi di nuove guerre. Questo è triste. Molto triste.
Un saluto e un abbraccio.

Corrado Zanol

Caro Zanol, dobbiamo assolutamente, tutti insieme, ridurre le armi in circolazione, non aumentarle.
Invece sembra a volte di essere nelle mani di politici irresponsabili. Ma si rendono conto? Mentre gli Stati Uniti ridimensionano la loro presenza militare nel mondo rendendosi conto che le loro guerre prima fra tutte l’Iraq, ma anche l’Afghanistan, hanno moltiplicato i problemi invece che risolverli, l’Europa dovrebbe subentrare? Riarmandosi? Mandando i propri cittadini sui fronti di guerra, come ha suggerito Macron?
Soldati italiani e francesi contro quelli russi, come in Crimea a metà Ottocento, come nel 1941? Per far che? Non certo per sconfiggere la Russia. E quando arriveranno a casa i primi morti chi li giustificherà? Chi li riscatterà?
Non è così che si riporta pace, giustizia e democrazia in un mondo, che in questi anni ha visto crescere un odio reciproco e contagioso (non usiamo a caso queste parole) fra Ucraina e Russia, in Palestina fra Occidente e Paesi emergenti, non solo ad Oriente.
La situazione s’è di fatto congelata in una guerra diffusa e permanente, uno stallo senza sbocchi (fra Russia e Ucraina, ma non solo, in Palestina, in Africa, nel Pacifico, risultano ben 55 – come ha documentato L’Istituto Affari Internazionali di Roma – gli stati di crisi dei quali molti già diventati di guerra aperta.
Si tratta di situazioni che la corsa alle armi rischia di incancrenire, non certo di risolvere. Un conto, infatti, è mantenere in ogni Stato un servizio di difesa che sia anche servizio civile nei confronti della popolazione in caso di disastri naturali, emergenze, piraterie e blocchi sui commerci, un conto è correre agli armamenti.
Sta diventando intollerabile, a fronte di problemi sociali sempre più vasti, anche il costo che le armi impongono. Non è così che si promuove la pace. Gli stessi Stati Uniti hanno rafforzato la loro posizione (vedi anche il Vietnam e la vecchia Urss), con la pace, non con la guerra. Ed anche ora nel mondo c’è bisogno di pace, non di guerre. È questo lo scopo più importante dell’Europa, il suo vero ruolo, non “armarsi, ma promuovere la pace. Avere la forza e il coraggio di fare il primo passo verso la pace. Sono sempre i più coraggiosi, non solo i più lungimiranti a fare “il primo passo” ed è questo di cui il mondo ha bisogno.
Anche la sicurezza del nostro Paese si ottiene facendosi strumento di pace non rinfocolando focolai di guerra, frenando, non certo incoraggiando chi vuole farla .
E sicuramente, caro Zanol, non è lei l’unico a temere le conseguenze a lungo termine di un riarmo della Germania. La prontezza con cui il governo tedesco ha annunciato il riarmo in seguito al conflitto ucraino, è apparsa, senza voler fare esasperate dietrologie, abbastanza inquietante.
In questo contesto, in una situazione che rischia di scappare di mano agli stessi protagonisti, con le grandi potenze in confitto fra loro, le parole di papa Francesco all’Angelus di domenica scorsa (si veda anche pag. 13), quando ha definito “doveroso” por fine alla corsa agli armamenti, appare non tanto una presa di posizione religiosa ed etica istituzionale, ma il lucido appello di un uomo di buona volontà, che vuole evitare la morte di tanti innocenti e la distruzione del pianeta, della nostra Terra, dal momento che la corsa alle armi porterà inevitabilmente all’arma atomica.
Occorre quindi fare un passo indietro con le armi, ed uno avanti invece verso un’Europa che sia “strumento di pace”: non una copia degli Stati Uniti d’Europa, né un nuovo impero della burocrazia come rischia di diventare, ma un esempio vero di convivenza fra diversità.

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