Il nuovo ritmo della vita

Illustrazione di Fabio Vettori

7 aprile 2024 – II Domenica di Pasqua B

At 4,32-35; 1Gv 5,1-6; Gv 20,19-31

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!» Gv 20,26

Con la morte e risurrezione di Gesù Cristo è cambiato il significato della gioia, della sofferenza, della vita e della morte. La vita sembra la stessa di prima, ma è cambiato il significato profondo del vivere. E così, un po’ alla volta, lentamente, ha cominciato a farsi strada una mentalità nuova, un nuovo modo di valutare il valore delle cose e delle azioni, un nuovo modo di agire, perfino un modo nuovo di percepire il tempo.

La vita stessa assume un nuovo ritmo. Prima di tutto perché chi accoglie l’annuncio degli apostoli che «Il Signore è risorto» sperimenta un nuovo rapporto con il prossimo e con le cose: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune» (At 4,32). La condivisione della vita e dei beni nasce dall’aver accolto, nella fede, Gesù risorto che ha condiviso con noi tutto se stesso. La capacità di condividere diventa la verifica della nostra fede.

In secondo luogo, la vita assume un nuovo ritmo per quanto riguarda la nostra capacità di scegliere e di portare avanti le scelte compiute. Perché la nostra fede vince il mondo (1Gv 5,4). Se abbiamo accolto Gesù Cristo nella fede noi siamo nati da Dio. Dio può riproporre e attualizzare per mezzo nostro ciò che ha già e definitivamente proposto per mezzo del Cristo suo Figlio. Questo genere di fede implica la disponibilità ad andare controcorrente, a non seguire la logica facile del «così fan tutti» ma quella impegnativa del «così ha fatto Gesù Cristo». Dentro una cultura non più cristiana, anche la capacità di andare controcorrente, «in pensieri, parole ed opere» diventa una verifica per la nostra fede. Tanto più in una società postmoderna e postcristiana che da un lato invoca ed esalta la libertà assoluta, dall’altro ha una capacità di manipolazione omologante a livello globale.

Infine, la vita assume un nuovo ritmo da un punto di vista temporale. La settimana cristiana nasce in riferimento a Gesù Cristo risorto. Leggendo il brano evangelico di Giovanni scopriamo che la settimana cristiana incomincia il giorno della risurrezione di Gesù, quando i discepoli si ritrovano insieme e Gesù si rende presente in mezzo a loro. Scopriamo che tutto ciò avviene, fin dall’inizio a scadenza settimanale: il giorno della prima Pasqua, otto giorni dopo e così via di domenica in domenica, fino a quella che ci prepariamo a celebrare. Scopriamo che quell’incontro settimanale deve rinnovare i rapporti tra le persone e produrre riconciliazione e pace: «Pace a voi», «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,22-23).

La domenica di Pasqua e ogni domenica – che significa “giorno del Signore” (cfr. Ap 1,10) ed è la Pasqua della settimana – ci fanno scoprire la bellezza e la singolarità di questo nuovo ritmo che impregna di speranza il nostro vivere nel tempo. Come cantiamo gioiosi nell’Ufficio di Letture del tempo pasquale: “Ecco il gran giorno di Dio, / splendente di santa luce: / nasce nel sangue di Cristo / l’aurora di un mondo nuovo”.

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