8 giugno: Domenica di Pentecoste – C
Letture: At 2,1-11; Sal 103; Rm 8,8-17; Gv 14,15-16.23b-26
«…ed essi furono tutti colmati di Spirito Santo» (At 2,4)
Le letture di oggi ci chiedono di riscoprire lo Spirito Santo, questa presenza silenziosa e nascosta, questo sussurro di Dio che abita in noi e conduce la storia verso il suo compimento. Come domenica scorsa, vorrei fermarmi con voi sulla prima lettura che narra l’evento della Pentecoste. Tutto inizia con segni, vento, suono, fuoco, che manifestano e nascondono il rivelarsi di Dio al popolo (cfr. Es 19,16; 1Re 18,38; 19,11-12). La comunità raccolta in preghiera è coinvolta in un’esperienza inesprimibile e sconvolgente, un’esperienza profonda di Dio, che Luca tenta di trasformare in parola per i suoi lettori, utilizzando un linguaggio colmo di rimandi all’antico testamento:
- All’ alito di vita che all’origine dell’esperienza umana Dio soffia sulla creatura da Lui plasmata per trasformarla in essere vivente (Gn 2,7). Lo stesso Creatore che ha condotto l’uomo all’esistenza, chiamandolo a vivere in un rapporto di comunione con Lui, porta ora a compimento le sue promesse, attuando una nuova creazione.
- Allo Spirito che soffia dai quattro venti trasformando una distesa di ossa inaridite in un popolo sterminato (Ez 37,1-14). Lo stesso Signore che ha ricostruito Israele dopo l’esperienza devastante dell’esilio crea ora un nuovo popolo, riscattato dalla croce del Cristo.
- Alla promessa di Dio di convocare tutti popoli e tutte le lingue sul suo monte santo, in Gerusalemme (Is 2,3; 66,18) e di scegliere, anche tra i pagani, sacerdoti e leviti inviati ad «annunziare la sua gloria alle nazioni» (Is 66,18-19). Lo stesso Dio che ha scelto Israele come sua proprietà perché divenisse luce delle nazioni raduna ora l’Israele escatologico chiamato a proclamare al mondo le Sue grandi opere, ed in particolare l’opera definitiva – la risurrezione di Gesù.
- Alla restaurazione della capacità di comunicare distrutta dall’esperienza di Babele (Gn 11,1-9). Lo stesso Dio che all’origine della storia ha confuso le lingue dei popoli dona ora il potere di esprimersi in lingue diverse perché la buona notizia della salvezza venga proclamata a tutti popoli.
Il dono dello Spirito è presentato dunque come il compimento delle attese d’Israele, come la stipulazione di un’alleanza definitiva, una relazione nuova con Dio ancorata nella presenza del Crocifisso-Risorto alla destra del Padre.
Mi sembra importante aggiungere che l’esperienza della Pentecoste è preceduta da un tempo di attesa e di preghiera: «Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui» (1,14). Sottolineando la presenza di Maria nella comunità dei discepoli, Luca ricorda lo scopo della sequela Christi: generare Gesù. Ciò che lo Spirito ha compiuto nella giovane donna di Nazareth (Lc 1,35) accade ora nella comunità dei discepoli. Lo Spirito trasforma un gruppo di persone fragili, chiuse nelle proprie paure, in una comunità missionaria chiamata a concepire e generare Cristo nella storia, a inserire tutte le nazioni in un rapporto nuovo, vitale con Lui. La presenza di Maria attesta che questo richiede in primo luogo generare Cristo in se stessi (Lc 1,38) accettandolo come «segno di contraddizione» (Lc 2,34), come centro della propria esistenza, criterio di scelta e di azione (Lc 8,21). La sua presenza nella comunità dei discepoli indica il cammino ed infonde speranza perché anche attraverso di loro Dio sta per operare «grandi cose» (Lc 1,49).
Chiediamoci: come è presente lo Spirito nella mia vita? Come lo percepisco?