La notizia
“L’assistente ecclesiastico nazionale della Fuci mons. Giovanni Battista Montini espone in forma chiara e accessibile la sua relazione sull’idealismo di Giovanni Gentile e la dottrina cattolica, facendo un’acuta critica dell’idealismo gentiliano additando quella che è l’unica via sicura sulla quale l’umano ingegno può camminare senza tema di essere fuorviato, cioè la concezione cristiana dei problemi filosofici personificata in San Tommaso. La presenza dell’assistente ecclesiastico della Fuci, Monsignor Giovanni Battista Montini e del consigliere Renzo de Santis contribuirono a rendere più che mai importante e fecondo di ottimi propositi il nostro Congresso”.
Vita Trentina, 18 agosto 1928
La decisione di Giovanni Battista Montini, giovane monsignore ancora ben lontano dall’essere Paolo VI , di partecipare nel 1928 ad un convegno degli universitari cattolici di cui era assistente ecclesiastico, presso il remoto santuario di San Romedio, nel Trentino, potrebbe apparire una notizia marginale, il particolare minore di una vita intensa che lo vide alla Segreteria di Stato vaticana, arcivescovo di Milano, coordinatore della fase conclusiva del Concilio Vaticano II e protagonista, come pontefice, di viaggi (Gerusalemme, Onu …) che si tradussero in aperture all’ecumenismo ed alla missione globale della Chiesa. Ma non è così.
L’incontro di San Romedio rivela, piuttosto, la particolare attenzione che Montini rivolse lungo tutta la sua vita al Trentino, ai fermenti religiosi e civili che in questa terra segnarono la stagione preconciliare e conciliare. Esponente di una famiglia radicata in un cattolicesimo sociale come quello ambrosiano e bresciano, per molti versi parallelo a quello tridentino che aveva portato al sistema cooperativo e al diffondersi della sua cultura, Montini (che non cercò mai di essere o apparire “popolare”, ma custodiva in sé profonde introspezioni di verità) aveva capito che la Chiesa nei tempi nuovi della secolarizzazione doveva confrontarsi con essi in campo aperto, sul terreno dell’impegno sociale ed economico. Nel mondo del lavoro, certo, ma anche in quello della politica e dei suoi indirizzi, come lievito di leale partecipazione a un dialogo fra diversi, amici e avversari, per costruire insieme nuove realtà umane, senza chiudersi in cittadelle fortificate ed autoreferenziali, ma anche senza cedimenti demagogici.
Da qui nasce la particolare attenzione che egli sempre rivolse ai mondi della cultura e della comunicazione anche attraverso l’arte e la politica, viste non come ornamento o potere, ma trasmissione di valori, progetti, speranze, futuro: cose nuove da costruire anche utilizzando le antiche strutture della tradizione. In questa prospettiva la scelta di partecipare ad un convegno di giovani universitari non in un’aula accademica, ma presso un eremo storico, immerso nella natura creata, ma capace di esprimere uno stratificato incontro fra culture come San Romedio, si rivela emblematica e profetica, quasi una finestra aperta sui progetti che Montini si sarebbe poi impegnato a perseguire.
San Romedio è infatti un luogo (la storia del santuario è stata ristudiata in un libro presentato pochi giorni fa al Vigilianum dalla Sovrintendenza provinciale), nel quale testimonianze di cultura e devozioni di fede si sono stratificate nelle scelte di vita. Già in epoca romana la stretta valle era considerata zona sacra, tanto che all’imbocco sono stati rinvenuti segni e memorie di un antico culto dedicato a Mitra.
Quando Vigilio, vescovo di Trento, ottenne in aiuto da Costantinopoli i tre giovani di Cappadocia, uno dei tre visse fuori dal paese di Sanzeno e fissò probabilmente il suo eremo sul dirupo che tanto gli ricordava le chiese rupestri cresciute nella sua terra su impulso del grande patriarca Basilio. In seguito i pellegrini “romei” provenienti da Oltralpe lo individuarono come stazione di tappa e così si diffuse in epoca franca la venerazione di San Remigio (conferma di una presenza franca come i numerosi eremi dedicati a San Martino nelle Giudicarie: ne parlava lo storico francescano padre Frumenzio Ghetta) per agganciarsi poi all’identificazione con il nobile pellegrino tirolese di Thaur, che riuscì ad ammansire l’orso che gli aveva sbranato il cavallo.
Un episodio che riporta alla ricerca d’armonia fra uomo e natura dei cavalieri erranti, divenuta “la foresta”, che caratterizzava la cultura di Francesco d’Assisi, come documenta il recente bellissimo libro sul santo di Franco Cardini. Dai giovani di Cappadocia al francescanesimo: sono tutti elementi che Montini deve aver colto come spunto per la visione di nuova società cristiana che stava maturando.
San Romedio, inoltre, era diventato anche il luogo di ispirazione degli Schützen che si richiamavano ad Andrea Hofer nelle sue battaglie contro la scristianizzazione francese e bavarese e ora si proponeva, con gli universitari cattolici, come crogiolo del cattolicesimo democratico che, attraverso De Gasperi e poi Moro, avrebbe cercato di unire i principi laici di libertà e tolleranza del liberalismo europeo con il messaggio rivoluzionario del cristianesimo. È rivelatore che nella cronaca di “Vita Trentina” sul convegno di San Romedio, compaia e spicchi il nome dell’avvocato Cristanelli, divenuto dopo il fascismo stimato vice sindaco di Trento.
All’eremo di San Romedio forse Montini capì come i fermenti che maturavano nel piccolo Trentino potevano diventare riferimenti per indirizzi e scelte più vaste, nazionali, a livello sociale, politico (le autonomie) ed anche ecclesiastico. Il futuro Paolo VI seguì sempre il mondo cooperativo, visitò la casa di De Gasperi (ne compare la firma sul libro degli ospiti), fu determinante nel riconoscimento vaticano del Movimento dei Focolari con la sua impronta femminile, e decisivo con il suo mandato del 1964 alla Diocesi di Trento per la vocazione ecumenica. Non s’era scordato, probabilmente, delle lodi al Creatore che i cavalieri erranti “Romiti” esprimevano nei loro incontri “a la foresta”, (anche con l’orso) né dei tre giovani che avevano trapiantato, fra i monti delle Alpi, la spiritualità bizantina rupestre della Cappadocia.