Un team di ricerca guidato dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento ha individuato una nuova località di presenza della salamandra di Aurora (Salamandra atra aurorae) in Trentino, un’importante scoperta per l’ecologia e la conservazione di questo piccolo anfibio endemico, uno dei più rari e minacciati d’Italia. Lo studio, condotto in collaborazione con CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche e le Università di Oviedo, Firenze e Genova, documenta la scoperta di nuova popolazione in Val di Sella.
Fino a oggi si credeva vivesse unicamente in pochi chilometri quadrati sull’Altopiano di Vezzena (Trentino), dove era stata osservata per la prima volta nel 2008, e sull’Altopiano dei Sette Comuni (Veneto). Ma la segnalazione puntuale da parte di un cittadino, condivisa con un custode forestale, ha portato ricercatrici e ricercatori a effettuare una serie di verifiche scientifiche sul campo e accertare la presenza di una popolazione stabile di salamandra di Aurora in Val di Sella, sul versante esposto a nord del massiccio Ortigara-Cima XII, un habitat considerato finora non idoneo per la sottospecie.
“Si tratta di una delle notizie più rilevanti nel campo dell’erpetologia – la scienza che studia anfibi e rettili – degli ultimi anni a livello provinciale, e di una scoperta di grande rilievo per l’ecologia e la conservazione di questo rarissimo anfibio”, sottolinea Emma Centomo, collaboratrice di ricerca del MUSE e autrice co-primaria dello studio.
La salamandra di Aurora
La salamandra di Aurora, che MUSE e CNR studiano dal 2017, è una sottospecie endemica delle Prealpi sud-orientali. Livrea nero-giallastra, con macchie dorsali più ampie e spesso fuse insieme, e lunghezza di 10 centimetri, ha una distribuzione estremamente limitata (circa 31 km²) e un tasso riproduttivo molto lento (1-2 piccoli ogni 2-4 anni), che la rendono uno degli anfibi più rari e in pericolo di estinzione d’Italia. Prende il nome da Aurora, moglie del primo descrittore Luigi Trevisan.
“La scoperta della nuova popolazione di salamandra di Aurora in Val di Sella – precisa Centomo – è avvenuta anche grazie al contributo di un privato cittadino che, incuriosito, ha scattato una foto all’animale. È stata poi determinante l’attenzione e la competenza di un custode forestale della zona, che notando quella foto su un social network ci ha prontamente contattati. Dopo alcuni sopralluoghi siamo riusciti a confermarne la presenza, anche in un’altra area limitrofa alla prima segnalazione”.