“Commozione, costernazione, sbigottimento, sconvolgimento, sdegno, disperazione… ognuno fruga in sé per trovare la parola che definisce quell’ictus che ha improvvisamente inceppato ogni discorso razionale, bloccato ogni possibilità di discussione, di dialettica, alla notizia che finora abbiamo letto solo in romanzi di fantapolitica: hanno sparato al Papa“. Iniziava così l’editoriale dell’allora direttore di Vita Trentina, don Vittorio Cristelli, nel numero del 17 maggio 1981, commentando l’episodio accaduto pochi giorni prima, il 13 maggio. “Torna tra noi Papa Wojtyla, perché abbiamo paura”, auspicava Cristelli.
Erano appena passate le 17 di mercoledì 13 maggio. Giovanni Paolo II si trovava a bordo della jeep bianca del Vaticano, e stava compiendo il giro rituale in piazza San Pietro, quando fu raggiunto da alcuni colpi di pistola. A sparare, con una Browning calibro 9, Nehmet Ali Hacca, un 23enne turco, subito bloccato dalle forze dell’ordine. Il Papa venne immediatamente portato al Policlinico Gemelli. Durante il viaggio, il pontefice rimase pienamente cosciente, continuando a dire in polacco: “Madonna mia! Madonna mia! Come hanno potuto, come…”.