Bressan diventa il vescovo di Trento: “Sogno una Chiesa che sia comunità dinamica”, disse a Vita Trentina

Era il 30 maggio 1999 quando monsignor Luigi Bressan, appena nominato arcivescovo, prese possesso della Diocesi di Trento. Fino al giorno prima monsignor Bressan era stato nunzio apostolico in Tailandia, Cambogia, Singapore, Laos, Brunei e Myanmar. “È uno stacco che sento doloroso, molto più di quanto non pensassi; uno stacco che ho accettato solo per obbedienza al Papa. Ho lasciato comunità giovani, vivaci – molto vivaci – entusiaste, capaci di autentica solidarietà reciproca; comunità nelle quali la maggioranza della gente – non solo cristiana – prega quotidianamente; comunità nelle quali i battesimi sono nell’ordine di alcune migliaia ogni anno; comunità che vivono una forte appartenenza, che rinnovano le chiese affrontando spese di miliardi senza alcun aiuto esterno… Comunità che mi hanno amato e nelle quali in questi anni ho speso me stesso, cercando di aiutarle a crescere, anche attraverso la solidarietà materiale compresa quella che proviene dall’otto per mille della dichiarazione dei redditi degli italiani che firmano per la Chiesa cattolica”, raccontava al direttore di Vita Trentina dell’epoca, don Ivan Maffeis, in una lunga intervista concessa al settimanale diocesano.

Sempre nella stessa intervista, monsignor Bressan aveva confessato: “Sogno una Chiesa che sia comunità dinamica, in cammino. Una Chiesa nella quale il vescovo non è tutto: certo, ha un suo ruolo, specialmente nel servizio all’unità, ma non può essere il promotore di tutte le iniziative. So che quella trentina è una Chiesa generosa e questo mi dà speranza di riuscire ad integrare i vari doni e carismi di ciascuno”.

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