“Ma ognuno, al di là delle cerimonie, sarà portato a pensare alla realtà di questa Repubblica in serie difficoltà in tutta la compagine del suo corpo sociale, politico, economico e giuridico“. Scriveva così don Vittorio Cristelli nell’editoriale del 30 maggio 1974, a pochi giorni di distanza dall’attentato in piazza della Loggia, avvenuto il 28 maggio.
“Un Paese in perenne attesa di riforme di cui conosce a memoria l’elenco, ma che non vengono mai; percorso e scosso dalla violenza di gruppuscoli e privata che mozza il respiro nell’impotenza della paura. Il caso Sossi che ha tenuto banco per un mese e mezzo lascia ancora strascichi di polemiche – e speriamo siano solo di polemiche – ha oscurato le varie rapine che hanno costellato l’Italia. A sua volta è stato improvvisamente oscurato dalla strage di Brescia dove l’esplosione di un ordigno, durante una manifestazione antifascista, ha ucciso 6 persone e ne ha ferite un centinaio. Sindacati che, di fronte a questa situazione, sono incerti se saltare in groppa al cavallo delle giuste pretese o se stare fermi per il pericolo che tutto crolli al solo spostamento d’aria di una dimostrazione di piazza”, aggiungeva don Cristelli.
“L’Europa, che pure sta attraversando la sua crisi, vede l’Italia come la sorella malata e non sa se, dandole la mano, riuscirà a tenere il passo o se, presa da crampi, sarà destinata a restare indietro. Intanto viviamo alla giornata e ci abituiamo a leggere le notizie sull’aumento della contingenza e sul cedimento della lira come comunicati clinici dell’andamento della febbre e del battito del cuore di un malato. E ci distraiamo pensando che almeno la nazionale di calcio terrà alto l’onore d’Italia di fronte ad Haiti! Veramente un 2 giugno quale non abbiamo mai avuto: carico di malinconia che il suono delle fanfare varrà solo ad accentuare. Perché cantiamo sì ‘l’Italia s’è desta’ ma sentiamo che è più un desiderio che una realtà. Siamo convinti tuttavia che la realtà di una Repubblica desta, rinnovata e non nuova si può avere non attraverso avventure ma in uno sforzo democratico e di moralizzazione, di partecipazione effettiva e non solo conclamata, sulla strada del lavoro, della giustizia e della libertà costituzionale“, concludeva don Cristelli.