Leonardi, da Chernobyl a Protonterapia

La notizia dell’incidente nucleare di Chernobyl a pagina 3 del numero 19 dell’11 maggio 1986

La notizia

Nel 1986 il terribile incidente avvenuto nella centrale nucleare di Chernobyl creò un’ondata di paura in Europa per le terribili conseguenze delle radiazioni nucleari. Renzo Leonardi si dedicò immediatamente allo studio degli effetti delle radiazioni in Trentino, collaborando con la Protezione Civile della Provincia di Trento, allora presieduta da Nicola Salvati.

Grazie al suo contributo nacque il Servizio di monitorizzazione delle radiazioni ambientali della Pat. In quel periodo scrisse anche il testo divulgativo L’ABC dell’energia nucleare, rivolto ai non addetti ai lavori.

Sandro Stringari

 

Il puntuale e dettagliato ricordo del professor Sandro Stringari sulla prestigiosa carriera scientifica e profonda sapienza umana di Renzo Leonardi, compresi i suoi rilevamenti e studi sugli effetti delle radiazioni registrate nel Trentino per effetto della nube di Chernobyl (l’esplosione, nella centrale nucleare ucraina avvenne il 28 aprile 1986, la nube raggiunse il Trentino il primo maggio e provocò a lungo, anche con precipitazioni atmosferiche, inquinamenti tossici a colture, orti, pascoli, latte, alimenti) nell’intervento pronunciato in occasione della targa scoperta a Protonterapia, dove dovrà sorgere il nuovo ospedale, in onore del docente e maestro di cui Stringari è stato allievo, collega e successore alla facoltà di Fisica dell’Università di Trento, induce ad altre testimonianze sulla figura di Renzo Leonardi e sul ruolo da lui avuto non solo in ambito accademico, ma quale portatore di una visione e di un metodo che ne fanno ancora, dopo la scomparsa avvenuta nel luglio 2019, un riferimento per tutto il Trentino.

Il primo fra i suoi traguardi più conosciuti e riconosciuti, fra quelli raggiunti, resta di aver promosso, con un significativo gruppo di altri docenti appassionati e motivati (che andranno pure doverosamente ricordati) l’identità e lo stile dell’Università trentina. Leonardi la voleva “piccola università d’eccellenza” capace di distinguersi in alcuni settori decisivi, ma non contenitore generico di studenti, a misura di contatti diretti, anche personali, fra maestri e allievi. Un ateneo pienamente inserito nel contesto nazionale e internazionale (per cui la rappresentanza doveva essere del rettore, non di una autorità locale), ma attento ai problemi del territorio e da essi stimolato, orgoglioso della sua collocazione in una terra, come il Trentino, piccola, ma partecipe di tutta la storia europea (ed extra con l’emigrazione), ponte fra mondo latino e mondo germanico, terra del Concilio, protagonista, con l’autonomia, dell’incontro fra minoranze linguistiche che a lungo erano state conflittuali.

Lo portavano a questa visione le radici (il suo paese di nascita era Tuenno in Valle di Non, il suo imprinting veniva dalla natura della Valle di Tovel, con il Lago Rosso e la drammaticità delle Marocche glaciali accanto allo slancio dei picchi dolomitici corallini) e gli studi di fisica dai quali ricavava come la preziosità del “piccolo” fosse matrice e impronta della complessità del “grande”, così come la conchiglia fossile, l’ammonite tanto frequente nelle pietre dei selciati cittadini, ha la stessa forma a spirale delle galassie.

Anche i suoi studi erano sembrati in sintonia con questa visione. Approdato prima di Trento nelle grandi sedi universitarie della Sorbona parigina e di Bologna, le più antiche università europee, era però maturato nella piccola, ma estremamente prestigiosa Università di Pisa. Questa esperienza vasta l’aveva poi portato
a elaborare i suoi successivi traguardi d’eccellenza nella fisica nucleare, con l’istituzione del Centro Studi avanzato di Fisica Teorica presso Villa Tambosi di Villazzano, e nella costruzione, con l’avvio del centro di Protonterapia, per una cura dei tumori attraverso il bombardamento delle cellule malate anche negli organi più delicati, o nei bambini, che i protoni riuscivano a colpire con precisione rispetto ai trattamenti nucleari precedenti che pur avevano consentito al Trentino di porsi all’avanguardia in Europa con la “bomba al cobalto” promossa dal prof. Valdagni presso l’ospedale di Borgo Valsugana.

Un filo unico lega però queste realizzazioni e costituisce, a nostro avviso, la grande lezione di Leonardi, non solo per chi studia la sua disciplina, ma per tutti i suoi conterranei ed oltre: ed è la consapevolezza della dimensione e della responsabilità “etica” alla quale la scienza non può sottrarsi. Di qui l’impegno a fare di un piccolo territorio un luogo di sapere e di bellezza dal quale tutto il mondo potrà trarre ispirazione. La scienza non può essere solo “neutrale” a fronte di ciò che scopre, non può lasciarne l’uso per il bene o per il male – solo agli uomini, ai loro interessi, alla loro ricerca di potere. È una visione che aiuta a capire le “scelte” di Leonardi. È infatti innanzitutto un senso di responsabilità etico, di fronte all’energia atomica che la scienza ha scoperto, che si è tradotto nelle distruzioni immani di Hiroshima, che minaccia l’umanità con incidenti come quello di Cernobyl, che permane come bomba apocalittica di olocausto planetario nelle cronache quotidiane di guerra oggi, che porta Leonardi a voler dimostrare come la scienza, proprio la scienza, possa e debba usare questa energia in altro modo, per la vita, non per la morte. È questa la grande lezione che il professore lascia e che sta a noi non dimenticare.

 

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