Sono passati 45 anni dalla tragedia di Vermicino: l’editoriale di don Vittorio Cristelli su Vita Trentina

Era il 10 giugno 1981 quando il piccolo Alfredino Rampi, 6 anni, cadde in un pozzo artesiano a Vermicino, nella zona dei Castelli Romani. La vicenda, complice il racconto televisivo, tenne col fiato sospeso gli italiani fino al 13 giugno, quando il piccolo – che nessuno era riuscito a salvare, vista la profondità del pozzo – morì.

Anche Vita Trentina parlò della vicenda, in un editoriale del direttore, don Vittorio Cristelli, pubblicato nel numero del 21 giugno 1981. “La sua [di Alfredino, ndr] morte lenta, ma inesorabile come il fango delle sabbie mobili, è stata vissuta come una disgrazia nazionale, un fallimento della tecnica, una condanna per l’inesistenza della protezione civile nel Paese“, scriveva Cristelli nel suo editoriale. “Se in qualcuno ci potevano essere ancora dei dubbi sulla potenza dei mezzi di comunicazione, proprio all’indomani della giornata delle comunicazioni sociali, la sorte di Alfredino Rampi trasformata dalla televisione in dramma cui ha assistito tutta la nazione, ne è stata una dimostrazione”, aggiungeva il direttore di Vita Trentina, facendo riferimento all’importanza dello strumento televisivo nel racconto della vicenda.

Cristelli dedicò un pensiero particolare alla mamma di Alfredino, Franca Bizzarri. “Una mamma – scrisse -, che dopo la constatazione che Alfredo era ormai perduto non impreca, non chiede vendetta, ma vuole che lo strazio suo e del figlio serva a scongiurare altre disgrazie e chiede al presidente della Repubblica che finalmente si appresti un efficiente servizio si protezione civile. Non si chiude, come avrebbe diritto, nel suo dolore, ma si fa promotrice di una proposta politica generosa perché ai bambini degli altri non succeda quello che è successo al suo”.

Il tema della protezione civile, ricordava Cristelli, era stato avviato solo pochi mesi prima, dopo il terremoto in Irpinia, “quando centinaia di persone chiamavano aiuto sotto le macerie e potevano essere salvate da un intervento più preparato e più attrezzato”. “Il presidente Pertini – aggiungeva il direttore di Vita Trentina -, di ritorno dalle zone terremotate, era sbottato, in un momento di rabbia civile e politica e in modo poco protocollare denunciando l’inefficienza del servizio di protezione civile pur previsto da una legge specifica. E per questo è stato anche criticato. Questa volta Pertini ha taciuto, ma il suo silenzio grida come il silenzio di un padre che ha perduto il figlio e sa che nessuno, comunque, glielo restituirà. Ma deve sopraggiungere il momento in cui il discorso della ragione e della politica riprende con decisione”.

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