Giovani e vita di coppia, più ascolto e meno freni: lo dice il libro di Lucia Fronza Crepaz

Parlare di sessualità e di vita di coppia non è facile, oggi, per i genitori credenti: una tentazione è quella di ripetere astrattamente ai giovani dei princìpi, senza “entrare” nella loro vita; un’altra è quella di “diluire” questi valori rendendoli insignificanti. Lucia Fronza Crepaz, ex parlamentare con una viva passione socioeducativa, indica nel suo nuovo intrigante libro “Un altro passo. Riflessioni su convivenza e matrimonio cristiano” (ViTrenD, 2026) una via più esigente, “ma anche più feconda: quella di un dialogo sincero, che non rinuncia alla verità, ma neppure all’ascolto e alla domanda”. Lo scrive nella prefazione la docente di filosofia Marta Rodriguez Diaz, concordando che “la verità non s’impone dall’esterno, ma si offre dentro un cammino, che i valori non sono confini che escludono, ma orizzonti che orientano e che ogni persona, anche quando si muove lontano da ciò che abbiamo ricevuto e creduto, porta con sé una ricerca di bene che merita rispetto e ascolto”.

Da dove nasce in lei, Lucia, l’attenzione a questa tematica che è rimasta poco esplorata dopo Amoris Laetitia di dieci anni fa?

“L’avverto importante come madre di sei figli ma ora anche come nonna che dovrà trovare le parole ‘giuste’ su questi temi anche per i nipoti, in questi tempi tanto diversi dai nostri. E poi come formatrice alla Scuola di Preparazione Sociale diocesana sono ancora immersa nel mondo dei giovani e ascoltare le loro voci è sempre molto sfidante.

“Alcune ho potuto raccoglierle e riportarle in questo libro in cui non ho voluto proporre delle tesi, ma soltanto prendere sul serio le domande dei giovani, credenti e non credenti, fidanzati, conviventi e sposati”.

Il libro, edito con il nostro marchio nazionale ViTrenD, parte dell’esperienza personale – sempre più comune a molti genitori cristiani – di un figlio o una figlia che hanno optato per la convivenza.

“Per me e per mio marito Paolo come per altre coppie a noi vicine – è stato un fulmine a ciel sereno, anche perché i primi due figli avevano scelto con convinzione il matrimonio cristiano. Eravamo davanti ad un bivio: potevamo chiudere il discorso con questo figlio e la sua compagna oppure avviare un dialogo per confrontarci e capire se c’erano dei valori comuni. Abbiamo scelto questa seconda strada, lasciando da parte pregiudizi e aspettative, perché abbiamo considerato subito che la loro scelta della convivenza – che poi li ha portati al matrimonio civile – non era superficiale, ma era anche ricca di contenuti con i quali anche noi dovevamo misurarci”.

Nel testo scrivete che vi sentivate addosso una responsabilità…

“Sì, accanto all’ascolto, sentivamo di dover raccontare alcuni valori che fanno parte dell’antropologia cristiana e che non potevamo mettere in un cassetto, dopo aver provato a viverli.

“Ci chiedevamo come far incrociare la loro ricerca con la nostra piccola esperienza: la sessualità vista come un dono, il matrimonio cristiano come trionfo della possibilità di costruire insieme qualcosa di grande, la famiglia come soggetto centrale per la Chiesa. Così come dovrebbe esserlo per la politica…”.

In passato non si è riusciti a trovare il mondo adeguato per raccontare questi valori o lo si è fatto male.

“Purtroppo, le coppie cristiane hanno dovuto fare i conti sempre con una certa visione della sessualità, presentata per secoli dalla morale cattolica come un necessario ingombro… come viaggiare sempre con il freno a mano tirato. Pensate che negli anni Quaranta – come ci ha testimoniato don Sergio Nicolli nel ‘focus group’ con alcune coppie di esperti al termine del libro – il fidanzamento era ancora visto come ‘occasione prossima di peccato’. Poi c’è stato il Concilio Vaticano II e, dieci anni fa, abbiamo avuto da papa Francesco questa splendida lettera Amoris Laetitia che considera il fidanzamento come un tempo di grazia, prezioso per mettere le fondamenta di una vita insieme, quindi da vivere in gioia e pienezza”.

Nella pastorale familiare è cambiato negli anni anche il modo di guardare alla scelta della convivenza.

“Anch’io mi sono accorta di avere sempre avuto il pregiudizio di considerare la convivenza come un matrimonio mancato. Ora, invece, dopo aver sentito anche tanti giovani, mi sono resa conto che non è sempre così. Per alcuni dei nostri giovani la convivenza non è una scorciatoia, ma una strada che viene intrapresa in vista di un percorso, anche con la richiesta di un accompagnamento. Ed è lo stesso papa Francesco che ci invita ad accompagnare ogni coppia – sia convivente che sposata – perché tutti siamo sempre in cammino. Non ci sono degni e indegni. Non esiste la famiglia perfetta, ideale. Questa visione, irraggiungibile, può essere una prigione. Meglio sentirsi tutti in cammino. Questo può consentire un dialogo profondo sui valori al di là del vivere dentro o fuori dalla regola”.

Un confronto che nel libro viene riferito quasi in presa diretta. Che impressione ne ha tratto?

“Che i giovani hanno voglia di parlare di questi temi, sono disponibili a farsi accompagnare, stimolati da chi ha valori chiari e testimoniati. E non vogliono trovare risposte ‘chiuse’, astratte, vogliono sentire parlare la vita. E considerano anche in modo rispettoso i diversi orientamenti sessuali, guardando sempre alla dignità della persona, come ci ha invitato a fare papa Francesco”.

Serve forse “Un altro passo”. A chi è richiesto?

A ognuno di noi, perché si lasci provocare dalle domande dei figli e delle figlie. Ai credenti, che sanno che il Vangelo non è una legge da difendere, ma una vita da condividere. E anche alla Chiesa, che si fida delle famiglie come testimoni credibili del proprio messaggio e che quindi dovrebbe coinvolgere sempre di più le coppie nei tavoli in cui si progetta la pastorale. Ma è anche un passo utile per le nostre comunità piccole o grandi, gruppi di famiglie o di associazioni, perché non abbiamo paura della complessità del tempo presente. E così accettiamo di camminare non davanti ai giovani per indicare loro la strada dall’alto, né dietro per inseguirli, ma rispettandone cadute e ripartenze, insieme, a piccoli passi di fedeltà quotidiana”.

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