“Il cielo è azzurro sopra Berlino”. Così titolava Vita Trentina nel numero del 16 luglio 2006. Pochi giorni prima, il 9 luglio, allo Stadio Olimpico di Berlino l‘Italia aveva battuto la Francia ai rigori.
“In tutte le piazze italiane, compresa Piazza Venezia a Trento, storico punto di riferimento per i caroselli sportivi, ma mai esageratamente euforica come domenica”, si legge nella cronaca dell’epoca. “C’era il maxi-schermo al Palazzetto, i locali presi d’assalto e qualcuno che scaramanticamente ha seguito a casa la partita delle partite: Italia-Francia. La finale come le altre perché ‘se ha funzionato fin qui, meglio non cambiare’. Ma alle 22.40, quando Fabio Grosso infila il rigore decisivo che consegna all’Italia il quarto titolo iridato, è esplosa la festa. A Trento come a Rovereto, dove si è potuto approfittare anche della fontana di Piazza Rosmini, ma anche a Riva e un po’ in ogni angolo del Trentino. Pochi incidenti e tanto chiasso, fino all’alba: un bilancio per una volta positivo. Un’euforia contagiosa che non ha risparmiato nessuno, neppure chi normalmente il calcio non lo ama”.
Interpellato da Vita Trentina, l’assistente ecclesiale Csi don Claudio Paganini spiegava che “Nel calcio ci si identifica. Domenica hanno vinto i giocatori in campo come l’operaio o l’intellettuale che stavano a casa. Questo è un gruppo che ha vinto perché non partiva favorito, perché non c’era un leader, perché condizionato dalle indagini di calciopoli. Insomma ha vinto facendo prevalere il lato umano, il cuore di questi ragazzi. È il tipico sogno di ogni italiano: ottenere di più di quanto sia legittimo aspettarsi da una determinata situazione, stupire il mondo che ci circonda. Nello sport questo sogno si realizza”.