La politica sembra sempre più prigioniera degli opposti estremismi. D’accordo siamo ormai chiaramente in campagna elettorale, la tenuta di quasi tutti i partiti oscilla, in taluni casi ormai vistosamente, ma per le elezioni, salvo impennate oggi non prevedibili, ci dovrebbero essere più o meno otto/nove mesi al minimo. Non si può immaginare di far uscire indenne il Paese da un periodo così lungo di benzina sul fuoco degli estremismi ormai ben presenti nel corpo sociale.
Quello che è avvenuto in quest’ultima settimana è emblematico. Prima Salvini che aizza il sentimento popolare per la condanna del gioielliere Roggero che ha ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo che questi avevano abbandonato il suo negozio dove avevano usato violenza contro la moglie e la figlia del titolare. In un lungo iter processuale durato anni ed esperiti i classici tre gradi di giudizio il gioielliere è stato condannato ad una pena pesante (quasi 15 anni di carcere) per omicidio in assenza di legittima difesa.
Peraltro non il massimo della pena che per l’omicidio non può essere inferiore ai 21 anni, in quanto, al di là delle leggende raccontate, sono state applicate alcune attenuanti che hanno tenuto conto del contesto drammatico della rapina.
Al segretario della Lega e vicepremier non è parso vero farsi vindice di un sentimento brutale che chiede giustizia sommaria contro i delinquenti invocando in maniera becera una specie di obbligo del Presidente della Repubblica a concedergli la grazia. Ha trascinato con sé oltre al suo partito quasi tutta la maggioranza e il governo a dispetto del fatto che una gazzarra di questo tipo rendeva quasi impossibile, sia pure col tempo, l’atto di clemenza che si voleva imporre.
Tutti gli osservatori hanno interpretato, con poco sforzo, le sceneggiate di Salvini e soci come tentativi di ricuperare voti che sta dragando Vannacci col suo partito sempre più demagogico ed estremista. I più distaccati hanno notato che con questo tramonta (per l’ennesima volta?) la speranza o l’illusione di avere anche in Italia una destra conservatrice e responsabile, ma lontana dagli estremismi del populismo.
Quale è stata la risposta delle opposizioni?
Ovviamente improntata, giustamente, a mettere in luce le deviazioni della coalizione di governo, ma sempre gravata di parole d’ordine pregiudiziali che fanno apparire tutto come uno scontato gioco delle parti, in cui, non di rado, ci si compiace ad alzare i toni. Si attendeva una occasione per dare una risposta, che un tempo si sarebbe definita di massa, alle mobilitazioni destrorse a favore di telecamere. Ha pensato di farlo il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, anche lui in campagna elettorale perché a giugno prossimo ci sono le elezioni amministrative per il suo comune e un po’ in crisi di consensi. Il destro è stato offerto da un tragico episodio di cronaca: la morte domenica di un cittadino extracomunitario, Abderrahim Fakir che era stato bloccato da una volante della polizia intervenuta su segnalazione di cittadini che lo avevano notato in stato di agitazione e con comportamenti scomposti.
L’episodio si presta apparentemente a somiglianze con altri casi accaduti in America: il soggetto era stato immobilizzato e compresso a terra, aveva chiesto aiuto, ma non gli era stato dato ed era deceduto per cause da accertare, ma certo anche in connessione con l’immobilizzazione pesante subita. Nessuno aveva cercato di minimizzare l’episodio, documentato da riprese e testimonianze, e tanto la Questura quanto la Magistratura hanno subito aperto inchieste con ovvie dichiarazioni che si sarebbe cercata la verità senza alcun pregiudizio.
Proprio per questo appare poco sensata la decisione del sindaco Lepore di indire una grande manifestazione pubblica per chiedere una inchiesta e giustizia su quanto accaduto: l’inchiesta era già in corso e dunque si trattava, spiace dirlo, della richiesta di esibire a favore di telecamere una massa di persone che protestava contro la politica sulla sicurezza del governo.
Fin qui non ci sarebbero stati problemi, se non di equilibrio e buon gusto politico, non fosse che alla manifestazione pacifica si sono aggregati cospicui gruppi di cosiddetti antagonisti (a Bologna numerosi e a cui imprudentemente più di una volta la maggioranza in comune ha strizzato l’occhio), i quali hanno dato vita ad una notte di guerriglia e devastazione urbana.
Il sindaco naturalmente ha dichiarato che era una componente da cui non solo si dissociava, ma che condannava, e ci mancherebbe altro. Resta che anche in questo caso una forza politica, il nuovo movimentismo PD marca Schlein, AVS e in questo episodio più defilato M5S, ha rincorso il consenso identitario sull’estrema sinistra. I pericoli e i guasti non sono diversi da quelli che stiamo vedendo nella coalizione di destra e bisognerebbe pure farci una riflessione.