Bandiera della Palestina al Rifugio Stivo, la posizione della SAT

Il rifugio Stivo è gestito dal 2017 da Alberto Bighellini

“La vicenda del Rifugio Stivo tocca un tema estremamente delicato e comprendiamo che la richiesta di rimuovere la bandiera palestinese possa aver suscitato reazioni e sensibilità diverse, soprattutto di fronte alla tragedia umanitaria che si sta consumando a Gaza e alla sofferenza della popolazione civile. È importante però chiarire il principio alla base della richiesta della SAT“.

Il “caso” sta facendo molto parlare in questi giorni. A metà agosto la richiesta inviata via PEC al gestore del rifugio Marchetti Alberto Bighellini di rimuovere la bandiera paleastinese che da oltre un anno sventola sullo Stivo, quindi la risposta del gestore. “Dopo aver spiegato alla SAT le mie motivazioni lo scorso agosto, lo consideravo un capitolo chiuso, pensavo lo avessero accettato”,  ha spiegato Bighellini a Vita Trentina. “Esporre questa una bandiera, per me, è piccolo segno di solidarietà, non sono un criminale. So che facendolo non cambia nulla, ma mi sembrerebbe un brutto gesto non farlo”, continua il gestore del Rifugio Stivo. “Gestisco il rifugio dal 2017, ed è tutta la mia vita. Non sto venendo meno a un regolamento, e voglio continuare a pronunciare le mie idee”.

Ora la SAT chiude di fatto la vicenda con una nota stampa pubblicata in queste ore. “La SAT non intende alimentare ulteriormente un confronto che rischierebbe di trasformare una questione di regole in uno scontro sulla bandiera palestinese“, sottolineano da via Manci.

“Ogni gestore dei rifugi SAT è libero di avere ed esprimere le proprie opinioni, convinzioni e sensibilità, anche sui grandi temi politici, civili e umanitari del nostro tempo. Questa libertà non è mai stata messa in discussione e non lo è nemmeno in questo caso”, si legge nella nota diramata dall’associazione guidata da Cristian Ferrari. “Diverso è il ruolo che ciascuno assume quando opera all’interno di una struttura dell’Associazione. I rifugi SAT non sono spazi privati del gestore: sono strutture dell’associazione e, come tali, rispondono a regole comuni. Regole che non nascono da questa vicenda e non riguardano una specifica bandiera o una determinata posizione, ma appartengono al quadro generale entro cui operano i rifugi della SAT”.

Anche rispetto ai simboli e alle bandiere che possono essere esposti, quindi, il singolo gestore opera all’interno di regole e indirizzi definiti dall’Associazione, si legge ancora nella nota. Il principio è semplice: una regola comune deve valere indipendentemente dal contenuto del simbolo esposto e dalla maggiore o minore condivisione della posizione che rappresenta.

La solidarietà, l’umanità, la pace e la vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra appartengono alla storia e ai valori della SAT e non sono in discussione – sottolinea il presidente della SAT, Cristian Ferrari –. Comprendiamo quindi che la bandiera palestinese esposta al Rifugio Stivo rappresenti, nelle intenzioni del gestore, anzitutto un segno di vicinanza a una popolazione che sta vivendo una situazione di straordinaria sofferenza. Ma proprio perché la SAT è una realtà plurale, le regole comuni non possono dipendere da quanto condividiamo o meno una determinata posizione. Oggi parliamo della bandiera palestinese, ma domani un gestore potrebbe scegliere di esporre un simbolo che rappresenta una posizione diversa, sulla quale non siamo affatto tutti d’accordo. Il principio deve essere lo stesso per tutti. Questo non limita la libertà personale di nessuno: significa rispettare le regole dell’Associazione quando la si rappresenta”.

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