Bandiera palestinese sullo Stivo, il “no” della Sat. Il gestore: “Piccolo gesto di solidarietà, resta dov’è”

Il rifugio Marchetti sullo Stivo

La scorsa estate era arrivata ad Alberto Bighellini una chiamata dalla SAT chiedendo la rimozione della bandiera palestinese che sventola a fianco di quella italiana, trentina e d’Europa, al Rifugio Marchetti, sullo Stivo.

Pochi giorni fa, il 13 agosto, la SAT la ha richiesto nuovamente, questa volta tramite PEC inviata al gestore. “Abbiamo constatato che anche quest’anno è stata esposta presso il rifugio la bandiera palestinese. Ti chiediamo di provvedere alla sua rimozione”, si legge nella PEC firmata dal presidente Cristian Ferrari. “La richiesta non entra nel merito del significato politico dell’esposizione, né delle convinzioni personali del gestore, che non sono oggetto di valutazione da parte nostra. Il punto è un altro: il rifugio è di proprietà della SAT e ciò che viene esposto è inevitabilmente percepito all’esterno anche come espressione della SAT stessa, e non solo come posizione personale del gestore. Ne deriva una diretta ricaduta sull’associazione, che non può essere determinata autonomamente dal gestore, qualunque sia il tema in questione”.

Alberto Bighellini, che abbiamo raggiunto telefonicamente, si dice sorpreso di questa seconda richiesta: “Dopo aver spiegato alla SAT le mie motivazioni lo scorso agosto, lo consideravo un capitolo chiuso, pensavo lo avessero accettato”.

E invece no. “Esporre questa una bandiera, per me, è piccolo segno di solidarietà, non sono un criminale. So che facendolo non cambia nulla, ma mi sembrerebbe un brutto gesto non farlo”, continua il gestore del Rifugio Stivo. “Gestisco il rifugio dal 2017, ed è tutta la mia vita. Non sto venendo meno a un regolamento, e voglio continuare a pronunciare le mie idee. Fatico a capire la posizione presa dal presidente. Anche perché, è la stessa SAT, all’interno del suo Statuto SAT, che è un bellissimo Statuto, a parlare di solidarietà sociale. Voglio mettermi nei panni di chi ha perso magari tutta la famiglia sotto le bombe. Personalmente mi piacerebbe che qualcuno, lontano da me ma non troppo, mostrasse un po’di compassione verso chi, come il popolo palestinese, sta soffrendo da tempo ingiustamente“.

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