“Ancora guerra”, titolava Vita Trentina all’indomani dello scoppio della Seconda guerra mondiale

“Ancora guerra”, titola Vita Trentina del 7 settembre 1939. Solo pochi giorni prima, il primo settembre, aveva inizio la Seconda guerra mondiale. “Tutti i tentativi per evitare la guerra sono purtroppo falliti. Da venerdì mattina il cannone tuona“, si apriva il pezzo dedicato allo scoppio del conflitto.

Dopo l’annessione di Danzica al Reich, Hitler affermava di essere “deciso a tagliar via le questioni di Danzica e del Corridoio ed ottenere una soluzione che permetta una vita comune e pacifica tra la Germania e la Polonia” e a “combattere fino a che l’attuale governo oppure un nuovo governo polacco si sarà deciso ad accettare lo stato di fatto”.

Alle 5.45 del primo settembre 1939 le truppe tedesche cominciarono a rispondere al fuoco polacco. “Questa notte – informava il presidente della Polonia Moscicki – il nostro secolare nemico iniziò le operazioni offensive contro lo Stato polacco. In questo momento storico io mi rivolgo a tutti i cittadini del paese con la profonda convinzione che tutta la Nazione si schiererà intorno al Comandante in Capo e alle Forze Armate per difendere la propria libertà, la propria indipendenza, il proprio onore, e darà una degna risposta all’aggressore come già avvenne più di una volta nella storia delle relazioni polacco-tedesche. Tutta la Nazione sarà benedetta da Dio per la sua santa e giusta causa, e unita all’armata marcerà in ranghi serrati al combattimento e alla vittoria completa”.

Dal canto suo, l’Italia, dopo la riunione del Consiglio dei Ministri, annunciava che non avrebbe preso “iniziativa alcuna di operazioni militari”. Quello stesso giorno Hitler inviò un messaggio in cui riferiva di essere convinto di “poter adempiere con le forze militari della Germania il compito assegnatoci. Credo perciò – aggiungeva – di non aver bisogno in queste circostanze dell’aiuto militare italiano”.

In guerra, si dice, muore anche la verità. Lo annota Vita Trentina nel numero del 14 settembre, riprendendo le parole uscite sull’Osservatore Romano: “Le cronache della guerra – rilevava il quotidiano cattolico – sono già punteggiate di varie smentite. Notizie gravi messe in circolazione risultano false. Il siluramento della verità è pertanto in azione, minaccia sviluppi contro cui bisogna subito insorgere. E’ anche questo portar la guerra fuori dai suoi obiettivi: colpire l’innocente e l’inviolabile morale come l’inerme nel campo della sua pacifica fatica, o in mare sulla nave mercantile. Ma è anche questo lavorare a proprio danno: la smentita è sostanzialmente una accusa, e silura, a sua volta e una volta per sempre, l’attendibilità della fonte inquinata anche da una sorta di bugia”.

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