Ottant’anni dall’Accordo De Gasperi-Gruber. “Crediamo di aver dato un esempio di buona volontà”, sosteneva De Gasperi

Tre brevi articoli che aprirono ad una nuova visione del confine tra Austria e Italia. Tanto rappresentò l’Accordo De Gasperi-Gruber, firmato a Parigi il 5 settembre 1946, all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale. Vita Trentina vi dedicò un punto all’interno della “Rassegna politica” del numero del 19 settembre 1946. Dopo aver reso conto degli accordi di pace che vennero firmati sempre nella capitale francese, il settimanale diocesano passa a parlare del Patto sul confine italo-austriaco firmato dal presidente del Consiglio italiano e dal ministro degli Esteri dell’Austria.

“Ai cittadini di lingua tedesca della provincia di Bolzano – recita il primo articolo – e dei vicini comuni bilingui della provincia di Trento viene garantita una completa parità di diritti coi cittadini di lingua italiana nel quadro di speciali provvedimenti intesi a tutelare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico dell’elemento di lingua tedesca”. Al secondo punto si stabiliva che “le popolazioni delle zone summenzionate godranno di un potere regionale autonomo nel campo legislativo ed esecutivo” – un punto che diede il la all’autonomia della Regione Trentino-Alto Adige, mentre al terzo punto si legge che “allo scopo di stabilire rapporti di buon vicinato tra l’Italia e l’Austria, il Governo italiano s’impegna, previa consultazione con il Governo austriaco e nel temine di un anno dalla firma del trattato di pace: a) a rivedere con spirito di equità e di larghezza la questione delle opzioni di cittadinanza derivanti dagli accordi Hitler-Mussolini del 1939; b) a trovare un accordo per il reciproco riconoscimento di certi titoli di studio e diplomi universitari; c) a concludere una convenzione per il libero transito delle persone e delle merci tra il Tirolo settentrionale e orientale sia per ferrovia sia entro i massimi limiti possibili per strada; d) ad addivenire a speciali accordi intesi a facilitare un più esteso traffico di frontiera e scambi locali di determinati quantitativi di prodotti caratteristici tra l’Austria e l’Italia”.

Un Accordo col quale, sosteneva De Gasperi, “crediamo di aver dato un esempio di buona volontà e di probità politica” e di aver compiuto, di fronte alle Nazioni Unite, “un atto di fede nel supremo valore della cooperazione internazionale”.

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