Un progetto unico, due sedi operative e una rete di comunità chiamate a mettere insieme forze, risorse e competenze per accompagnare in modo nuovo le persone e le famiglie che vivono situazioni di fragilità. È l’Emporio Solidale Alto Garda e Ledro, presentato nella serata di martedì 8 settembre al Santuario della Madonna delle Grazie di Arco, su iniziativa della Zona pastorale Alto Garda e Valli dei Laghi e del Coordinamento Caritas.
L’Emporio avrà due sedi, una ad Arco, presso Villa Tabor, e l’altra a Riva del Garda, nei locali della chiesa di San Giuseppe. A introdurre e coordinare la serata, particolarmente partecipata, don Vincenzo Lupoli, parroco di Nago-Torbole e coordinatore del gruppo di lavoro che ha predisposto il progetto. Don Vincenzo ha parlato dell’“aurora di un nuovo inizio”. Il progetto, ha ricordato, nasce da un preciso mandato del Consiglio Pastorale di Zona, che aveva chiesto di ripensare le modalità di distribuzione degli alimenti confrontandosi anche con le esperienze degli Empori già attivi.
Dal “pacco viveri” alla possibilità di scegliere
Il cambiamento più evidente riguarda il superamento della sola modalità del tradizionale pacco viveri, che resta uno strumento importante ma lascia poco spazio alla scelta della famiglia. L’Emporio vuole invece assomigliare a un vero negozio di prossimità: i prodotti sono sugli scaffali e ogni famiglia dispone di un credito mensile in punti, con il quale può scegliere ciò di cui ha effettivamente bisogno. I volontari affiancano le persone nella spesa e nella gestione del budget.
L’obiettivo, è stato spiegato, non è semplicemente fornire alimenti, ma accompagnare le persone verso una maggiore autonomia, rendendole protagoniste delle proprie scelte. L’Emporio diventa così anche uno spazio nel quale costruire relazioni e rendere l’aiuto il più possibile vicino alla vita quotidiana.
Su questi aspetti si è soffermata Annalisa Pasini, delegata dell’Area Testimonianza e Impegno sociale dell’Arcidiocesi di Trento, indicando tre dimensioni fondamentali dell’esperienza degli Empori: l’attenzione alla persona e alla sua dignità, a partire dalla concreta possibilità di scegliere; la relazione e l’accompagnamento, anche nella costruzione dell’autonomia; e infine la dimensione culturale, che interpella non soltanto la comunità cristiana ma l’intera comunità civile.
L’Emporio, ha sottolineato Pasini, è infatti anche un processo che mette insieme comunità diverse e invita tutti a crescere nella capacità di “accoglienza della fragilità” e nell’impegno per “un reale cambiamento e una reale cura della comunità”.
Nel 2025 seguite 1.042 persone
A dare la misura della necessità di un simile progetto sono soprattutto i numeri presentati nel corso della serata. Le cinque Caritas interparrocchiali, che fanno riferimento complessivamente a 29 parrocchie, nel 2025 hanno seguito 416 nuclei familiari, per un totale di 1.042 persone. Sono stati distribuiti complessivamente 2.700 pacchi viveri e sono 104 i volontari coinvolti nel servizio.
Nel dettaglio, l’area che farà riferimento alla sede di Arco ha seguito 154 nuclei e 357 persone, mentre quella gravitante sulla sede di Riva del Garda ha accompagnato 262 nuclei, pari a 685 persone.
Un dato particolarmente significativo: rapportate ai 51.466 residenti della Comunità Alto Garda e Ledro, le persone seguite dalle Caritas rappresentano circa il 2% della popolazione. E dietro ai numeri non ci sono solamente necessità alimentari: i Centri di Ascolto intercettano difficoltà economiche, problemi abitativi, situazioni familiari complesse e molte altre forme di fragilità, alle quali si cerca di rispondere attraverso accompagnamento e servizi diversificati.
Don Silvello: “L’Emporio sia un segno di comunione”
Nel suo intervento don Dario Silvello, parroco di Riva e vicario della Zona pastorale Alto Garda e Valli dei Laghi, ha collocato il progetto dentro una prospettiva ecclesiale più ampia. Nessuna comunità cristiana, ha evidenziato, può pensarsi autosufficiente o autoreferenziale: la sua stessa identità nasce dalla comunione e dalla capacità di aprirsi alle altre comunità e al territorio.
Per questo, ha rimarcato, “l’Emporio non potrà che essere un segno di comunione”. Un progetto capace di aiutare comunità ecclesiale e comunità civile ad assumere “uno sguardo aperto, accogliente, solidale, fraterno” e a creare “reti di relazioni dove la persona, per quello che è, non per i problemi che ha, sta al centro”. Due le espressioni lasciate in conclusione da don Silvello come orizzonte del cammino: “comunione feconda e testimonianza gioiosa”.
In autunno la formazione dei volontari
Il prossimo passo sarà la formazione, accompagnata dalla Fondazione Caritas diocesana. Come illustrato da Cristian Gatti, sono previsti tre incontri aperti a quanti desiderano conoscere più da vicino il progetto e mettere a disposizione il proprio tempo: sabato 24 ottobre, sul senso della Caritas oggi; sabato 7 novembre, per approfondire che cos’è l’Emporio; sabato 21 novembre, sul tema della relazione all’interno dell’Emporio. Il percorso guarda all’avvio operativo annunciato per il mese di dicembre, proseguendo il lavoro già avviato negli ultimi anni dalle Caritas e dal territorio.