Francesco, un santo che affascina e attrae

Il 3 ottobre 1226, ottocento anni fa, presso la Porziuncola moriva Francesco di Assisi. Nella tradizione francescana l’esperienza della morte di Francesco è chiamata transito e già questa parola dà una lettura completamente diversa – ma realmente cristiana e pasquale – non solo della morte, ma della sua vita. Dice la morte non come capolinea, come fine inesorabile all’esistenza, chiusura definitiva di una porta ma semplicemente il momento di attraversarla per incontrare un amico, per andare incontro ad un Padre.

La radicalità della scelta di Francesco si esprime anche negli ultimi attimi della sua vita: chiede di essere posato “nudo sulla nuda terra”, abbracciando la povertà come quel sentirsi ancora una volta terreno che ha bisogno di tutto, di tutti e di Dio per vivere e portare frutto, senza presumere della ricchezza o delle proprie possibilità.

Fa chiamare i suoi Frati e anche l’amica Jacopa perché la fraternità è stata l’asse portante della sua esistenza, nella gioia e nella fatica. Fraternità che ha ricercato sempre e in ogni modo, come stile di vita per chi desiderava seguirlo ma anche come via di pace e di annuncio del Vangelo, arrivando fino in Egitto in tempo di crociate tra cristiani e musulmani, diventando modello di dialogo tra religioni e culture diverse.

Ancora Francesco raccomanda ai suoi compagni più di ogni altra regola il Santo Vangelo che ha provato a seguire fino alla fine, a farlo suo non come un baluardo giudicante, per superarlo o per utilizzarlo come critica accusante ad una Chiesa affaticata e deludente ma per incarnarlo nella propria vita, nel suo tempo, nei suoi desideri affinché fossero guidati da Cristo e divenissero criterio e possibilità per cambiare le cose, di renderle nuove. Quella Chiesa che ha sempre amato e rispettato, alla quale è sempre stato fedele e per la quale ha fatto la sua parte e che a sua volta ha visto in Francesco e nella sua esperienza un richiamo, e a volte un pungolo, all’autenticità e al Vangelo vissuto.

Francesco tirato da una parte o dall’altra per sostenere varie posizioni ma che solo nel Vangelo trova il suo riferimento e la sua spiegazione. La vita di Francesco racconta di un giovane pieno di sogni, che sperimenta la crisi e che trova nell’incontro con chi è malato ed escluso e nel Crocifisso risorto la risposta alla sua ricerca della felicità e gli apre strade inedite.

Francesco affascina ed attrae perché sentiamo che la sua vita un po’ interseca la nostra. “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale”: così conclude il suo Cantico e dice di una vita riconciliata con sé stessa e con gli altri, che scrive fino alla fine una pagina di fraternità e di relazione anche con colei che sempre è stata vista come muro e avversario da cui scappare e avere paura.

Dice il suo modo di stare davanti a ciò che non è modificabile, la sofferenza e la morte.

Assisi fa ancora vibrare il cuore a chi la visita e ascolta la vicenda di Francesco. Guardare al Santo ci ricorda che non siamo chiamati ad imitarlo, a diventare come lui, ma a dare la nostra personale e originale risposta a quel Dio che chiama alla santità, come la forma normale di affrontare la vita alla luce del Vangelo, di vivere la nostra figliolanza con Dio, di dare spazio con creatività allo Spirito che soffia in noi, nel nostro modo di vivere la fraternità, il legame con le cose, il rapporto con la Parola, nelle situazioni davanti alle quali non possiamo scappare, ad innalzare il nostro cantico al Signore.

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

vitaTrentina