“Ognuno sapeva di dover partir!”, inaugurata la mostra dedicata ai profughi della Grande Guerra

Foto Federico Nardelli

Promossa e sostenuta dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento, è stata inaugurata a Palazzo Trentini venerdì 9 ottobre la mostra “Ognuno sapeva di dover partir! – Profughi 1915-1918”. L’esposizione ripercorre l’esperienza delle popolazioni trentine costrette, durante la Prima guerra mondiale, ad abbandonare in poche ore le proprie case e a partire verso una destinazione sconosciuta. Per molti, la destinazione furono i territori dell’Austria, della Boemia e della Moravia, dove migliaia di persone vissero l’esperienza dell’esodo, dell’esilio e della vita nelle “città di legno”.

Ad accogliere la mostra è stato il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, che ha evidenziato l’importanza delle operazioni di conservazione della memoria collettiva. “Contribuiamo volentieri – ha detto – a tenere desta e conosciuta una pagina dolorosa e importante della storia delle nostre comunità. Ringrazio tutte le realtà culturali e istituzionali che hanno concorso a questa proposta, a partire dai Comuni di Arco, Drena, Dro, Lavarone, Ledro e Braunau am Inn. Questa storia non appartiene a un solo paese, è una memoria che ci unisce e ci definisce assieme. Martedì saremo a Bruxelles per aprire una mostra su De Gasperi; ebbene, noi portiamo De Gasperi a Bruxelles anche grazie a questa storia e alle prove che le nostre comunità hanno affrontato e con forza superato. Sottoscriviamo poi oggi (ed è seguita la firma, n.d.r.) un accordo con la Pro Loco di Dro, che permetterà utilmente di far viaggiare questa mostra sul territorio, raggiungendo altre comunità e altri luoghi”.

La storia dei profughi trentini del 1915-1918 – hanno spiegato il coordinatore, Sebastiano Matteotti, l’autore della ricerca storica e autore dei testi, il presidente dell’associazione Il Sommolago Romano Turrini, e il direttore del Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, supervisore dell’esposizione a palazzo Trentini – è stata oggetto, nel corso degli anni, di studi, pubblicazioni e mostre. Questa esposizione (operazione virtuosamente cresciuta dal basso, ha notato proprio Ferrandi) si inserisce in quel percorso di conoscenza e di memoria, proponendo uno sguardo attento soprattutto alla dimensione umana dell’esodo: la partenza improvvisa, l’abbandono della propria casa e dei propri beni (ed ecco in mostra anche bauli originali dell’esodo), l’incertezza del viaggio e l’arrivo in luoghi sconosciuti. Attraverso fotografie, documenti e testimonianze, la mostra racconta la vita nei campi profughi e nei paesi dell’Impero asburgico, le difficoltà quotidiane, la fame e le malattie, ma anche la capacità di adattamento, la solidarietà e la tenacia con cui uomini, donne, bambini e anziani affrontarono una condizione che non avevano scelto.

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

vitaTrentina