Venerdì 20 novembre la Cgil ha proclamato una giornata di sciopero generale. Si fermeranno per 24 ore le lavoratrici e i lavoratori di tutti i settori pubblici e privati per contrastare la politica economica e sociale del Governo Meloni, contro l’emergenza salariale, la precarietà e l’impoverimento che riguarda fasce sempre più ampie di lavoratori e pensionati. C’è la consapevolezza che in Italia le disuguaglianze sociali crescono e questo compromette i diritti dei cittadini e la coesione sociale delle comunità. Al centro della protesta la richiesta di stanziare risorse per rafforzare la sanità e l’istruzione pubblica a livello nazionale. Il sindacato invoca anche un cambiamento di passo sul fisco e risposte per l’emergenza abitativa.
Il giorno dello sciopero a Trento verrà organizzata una manifestazione regionale. È previsto il concentramento alle 9 in via Verdi, poi il corteo sfilerà per le vie del centro storico. Ragioni e organizzazione della mobilitazione sono state presentate oggi a Trento in conferenza stampa.
Emergenza salariale e carovita
Le buste paga e le pensioni non riescono a fare fronte all’aumento del costo della vita. Incremento dei prezzi e rincari energetici si abbattono come una tempesta perfetta sui redditi delle famiglie impoverendole. Una situazione che mette in difficoltà anche le famiglie trentine e altoatesine, come ha sottolineato Josef Lazzari, segretario organizzativo della Cgil Agb. “Il costo della vita in Alto Adige è tra i più alti d’Italia. E anche se l’andamento delle retribuzioni è complessivamente più alto rispetto a quello di altre regioni italiane abbiamo settori, come i multiservizi, dove le persone non riescono ad arrivare a fine mese. Questo significa che i salari non garantiscono una equa redistribuzione della ricchezza prodotta. Salari e pensioni da tempo non recuperano la perdita del potere d’acquisto per l’inflazione mediamente più alto che nel resto del territorio. Da qui la richiesta di “sostenere i rinnovi dei contratti collettivi, pubblici e privati, non soltanto per recuperare quanto perso con l’inflazione, ma anche di aumentare realmente i salari”. Allo stesso tempo serve una piena rivalutazione delle pensioni.
Fisco iniquo
Un altro nodo importante è quello fiscale, su cui ha posto l’accento il segretario generale della Cgil del Trentino Andrea Grosselli. La riforma fiscale del governo, con la flat tax per i liberi professionisti, ha creato un sistema iniquo e non sufficientemente progressivo di cui fanno le spese dipendenti e pensionati che con le loro tasse tengono in piedi il Paese. A questo si aggiunge il problema del fiscal drag, il drenaggio fiscale che si verifica quando gli aumenti nominali delle retribuzioni, necessari a compensare l’inflazione, determinano un maggiore prelievo tributario, riducendo il beneficio effettivo per chi lavora. “Chiediamo un radicale cambiamento di questo sistema che faccia pagare di più a chi ha rendite e patrimoni immobiliari e riduca le tasse su lavoratori dipendenti e pensionati”. Un tema, ha insistito Grosselli, centrale anche per le nostre Autonomie che vivono dell’imposizione fiscale su queste categorie e con queste risorse possono investire su sanità pubblica, l’istruzione, la casa.
Il sindacato chiede la restituzione delle somme sottratte attraverso il fiscal drug, l’indicizzazione dell’Irpef all’inflazione, una distribuzione più equa del carico fiscale e una lotta efficace all’evasione.
Giovani, precarietà ed emergenza casa
Per troppo tempo i giovani e i loro bisogni sono rimasti ai margini dell’agenda politica e governativa. Il futuro appartiene a loro e dunque bisogna costruire politiche pubbliche che rendano effettivo il diritto allo studio, l’accesso alla casa e che contrastino la precarietà occupazionale che è anche precarietà esistenziale nel momento in cui non consente alle nuove generazioni di programmare una vita autonoma. Restano centrali infine le questioni legate alle politiche industriali e di sviluppo per il Paese, il contrasto ai fenomeni di caporalato e sfruttamento, la tutela della sicurezza sul lavoro, un sistema di accoglienza dei migranti che non criminalizzi questi lavoratori ma li integri garantendo uguali diritti e doveri.
Più sanità e istruzione pubblica
Sanità pubblica, scuola, servizi pubblici e politiche sociali nel nostro Paese sono in forte affanno per la carenza di finanziamenti. Un depotenziamento che limita i diritti alla cura e all’istruzione come sanciti dalla nostra costituzione. La Cgil chiede che si investa sui bisogni delle persone, privilegiando i bisogni sociali, i servizi pubblici e la qualità della vita rispetto all’aumento delle spese militari.
Lo sciopero interesserà l’intera giornata di venerdì 20 novembre su tutto il territorio nazionale e riguarderà tutti i settori pubblici e privati, compresi i servizi in appalto e quelli strumentali. La mobilitazione si svolgerà nel rispetto della legge 146 del 1990 e delle successive modifiche. Nei servizi pubblici essenziali saranno garantite le prestazioni indispensabili secondo le procedure e le disposizioni previste per ciascun settore.