L’incendio che portò alla chiusura della Sloi: quando Vita Trentina titolava “Seveso è in fondo a via Maccani”

È la notte di venerdì 14 luglio del 1978, e un incendio colpisce la Sloi, “la fabbrica della morte”, che, dopo un incontro tra i vertici di Comune e Provincia, viene chiusa definitivamente. “Trento: Seveso è in fondo a via Maccani”, titola Vita Trentina nel numero del 23 luglio di quell’anno, rendendo conto dell’evento e accostando quanto avvenuto nel cuore della città alla catastrofe in Brianza.

A scongiurare la tragedia, a Trento, è l’intervento del comandante dei Vigili del fuoco Nicola Salvati, che, scrive don Vittorio Cristelli nel suo editoriale, “ha ordinato la requisizione di due camion di cemento per soffocare l’incendio e soprattutto arrestare la reazione chimica del sodio a contatto con l’acqua che aveva invaso il deposito”.

“Dieci anni fa si era parlato di abbattere la fabbrica e trasportare gli impianti al di là dell’Adige: ed al suo posto si sarebbero potuti costruire appartamenti di edilizia popolare. Ma poi il discorso era arenato”, commenta l’ex presidente della Provincia di Trento Bruno Kessler, sentito da Alberto Folgheraiter.

E invece la Sloi, che impiega 153 operai, è ancora lì. Costruita nel 1938 dal gerarca fascista Carlo Randaccio, ed entrata in produzione nel 1940, “la fabbrica della morte” di Trento è la prima in Europa a produrre il piombo teatraetile, un pericoloso veleno usato dall’industria petrolifera.

“La decisione presa – scrive don Cristelli nel suo editoriale ricordando i 153 operai rimasti senza lavoro dopo la chiusura della Sloi -, se è tranquillizzante per tutta la città e – per quanto riguarda i rischi del lavoro – anche per gli operai della Sloi, comporta necessariamente dei costi. Costi che devono essere pagati, nella misura proporzionale ad eventuali responsabilità, dalla stessa fabbrica, ma per quanto riguarda soprattutto l’immediato futuro, anche dalla collettività trentina. Di questi costi deve essere informata l’opinione pubblica, perché tutti assieme paghiamo senza lamentele ingiustificate ed egoistiche”.

Ma la Sloi porta ad una riflessione più ampia. “Affiora, provocato violentemente dalla paventata, futuribile catastrofe, il discorso da noi altre volte pacatamente proposto. La nostra società, nella sua logica, si fa omicida con le morti bianche, il degrado ecologico, le catastrofi tecnologiche. È una società che va corretta con una rivoluzione che metta al vertice dei valori l’uomo e la sua vita. Ciò comporta però l’abbandono della logica del profitto e del suo figlio naturale, il consumismo. Il che è quanto dire che il necessario progresso va coniugato con la solidarietà e anche con le rinunce”, conclude Cristelli.

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