A Levico le memorie dall’Etiopia del soldato Battain

Sarà presentato venerdì 18 settembre alle 18 negli spazi della Sala consiliare del Comune di Levico TermeUn canto d’amore per l’Etiopia. Memorie etiopi“, il nuovo libro di Franca Battain, artista e già docente di lettere, che, attraverso le parole e gli scritti del padre Francesco, partito volontario per l’Etiopia nel 1935 e arruolato nel 5° Reggimento Alpini-Artiglierie, ha deciso di raccontare la storia del popolo etiope tra il 1935 e il 1937.

Obiettivo del libro, e della sua presentazione, sarà far conoscere attraverso la documentazione anche fotografica la vita del popolo, le tradizioni religiose, l’organizzazione sociale e militare dell’Impero etiope. Sono gli anni della guerra d’Etiopia (nota anche come campagna d’Etiopia) il conflitto armato che si svolse tra il 3 ottobre 1935 e il 5 maggio 1936 che vide contrapposti il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia. La guerra fu la campagna coloniale più grande della storia, impegnando un numero di uomini, una modernità di mezzi e una rapidità di approntamento mai visti fino ad allora. Fu un conflitto altamente simbolico, dove il regime fascista impiegò una grande quantità di mezzi propagandistici con lo scopo di impostare e condurre una guerra in linea con le esigenze di prestigio internazionale e di rinsaldamento interno del regime stesso, volute da Benito Mussolini.

Con uno spirito sincero e ingenuo, forse anche più pacifico, molti italiani si arruolarono nell’esercito, mentre altri, si prepararono ad una nuova migrazione, attratti da prospettive di lavoro. Più di 360.000 i soldati, 17.000 gli ufficiali, circa 80.000 gli operai. Gli invii di materiali, di uomini e di armi in Etiopia furono tali e tanti, e cosi ingenti e affastellati da creare entro gli angusti confini dell’Eritrea e della Somalia, sprovviste di strade, di scali adeguati di ferrovie, di ponti, di rapide vie di comunicazione e di adeguati depositi gravi e complessi problemi logistici e di smistamento, al punto da ingenerare confusioni, perdite e sperperi inauditi.

Tra questa imponente massa di uomini troviamo anche Francesco Battain che, come molti italiani, scelse allora di arruolarsi nel Regio Esercito e intraprendere l’avventura africana. Mediante la sua macchina fotografica lo strumento che permette di raccogliere l’oggettività delle cose Battain si trasforma in testimone. Sebbene mediato da un personale ed individuale spirito di osservazione che l’ha indotto a scegliere certe inquadrature piuttosto che altre, possiamo comprendere quale sia stato il suo stato d’animo, la sua curiosità e anche lo stupore nel riprendere la civiltà etiopica.

Alla presentazione interverrà lo storico Lorenzo Gardumi, della Fondazione museo storico del Trentino.

 

 

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