Verso una psichiatria di comunità in Serbia

L'esperienza del distretto sanitario di Kragujevac, sostenuta dalla sanità trentina e dall'associazione Trentino con i Balcani con le Caritas italiana e serba

Dal 26 al 30 gennaio scorsi una delegazione serba è stata in Trentino per partecipare a un percorso formativo sulla salute mentale di comunità. L'iniziativa rientra in un progetto di durata triennale, entrato ormai nell'ultima fase. L'obiettivo è porre le basi per lo sviluppo della psichiatria di comunità in Serbia attraverso l'intervento su alcune istituzioni pubbliche e il sostegno allo sviluppo di interazioni con il privato sociale. Ce ne parla la dottoressa Suzana Perović, psichiatra e responsabile del Consultorio di Salute Mentale nel distretto sanitario di Kragujevac.

Qual è la percezione della malattia mentale in Serbia?

“La situazione dei pazienti con disturbi mentali è migliorata rispetto a una quindicina di anni fa, ma esistono ancora molti pregiudizi. Da una decina d'anni la Serbia si è dotata di una strategia di sviluppo sulla salute mentale, però abbiamo ancora grandi strutture manicomiali di tipo residenziale con migliaia di pazienti”.

Quali sono le resistenze al vostro approccio?

“Il primo ostacolo è che la gente comune non crede che le persone con seri disturbi mentali possano vivere come le altre. Il secondo sono i cinque grandi istituti che non credono nella possibilità di un'alternativa. Abbiamo bisogno di un Centro di Salute Mentale, ma i nostri colleghi di questi grandi ospedali non lo vedono come un vantaggio. Noi rappresentiamo gli interessi dei pazienti, apparteniamo ad un'altra corrente. Avremmo bisogno di una legge, come quella varata in Italia nel 1978, che preveda la chiusura dei grandi manicomi. Per il momento a livello statale abbiamo un regolamento, però non è obbligatorio; solo noi lo abbiamo recepito”.

In che senso non è obbligatorio?

“Il regolamento prevede la costituzione dei Centri di Salute Mentale, però nessuno è vincolato a realizzarli. Se non c'è supporto a livello di amministrazione locale – che per fortuna in questo momento noi abbiamo – tutto questo rimane lettera morta”.

Siete i primi in Serbia a recepire questa legge?

“Sì, siamo i primi, grazie anche ai nostri amici di Trento”.

Una collaborazione importante, che dura da tre anni per questo progetto. Quali i momenti salienti?

“Come primo punto, la fondazione del nostro consultorio per la salute mentale presso il poliambulatorio di Kragujevac. Siamo stati i primi a formare uno staff di 6 persone per le visite domiciliari psichiatriche. Prima di noi questo servizio in Serbia non esisteva.

“Come secondo punto il mio arrivo qui a Trento per la prima volta, circa un anno fa, per condividere la mia esperienza con i colleghi trentini. Loro hanno visto in me una persona con la forza per portare avanti questo progetto ed io lo stesso nel loro lavoro sul territorio trentino.

“Come terzo punto, il fatto che la dottoressa Damjanovic è diventata assessora locale alle politiche sociali e sanità nella città di Kragujevac. Senza il suo supporto, noi non potremmo portare avanti questo progetto; e d'altronde anche i politici senza di noi non ci riuscirebbero”.

Una valutazione di questa settimana trascorsa a Trento?

“L’importante per noi è stato portare qui le persone coinvolte nell’apertura del Centro di Salute Mentale: l’assessora Damjanovic, il direttore del Centro di Assistenza Sociale e la psichiatra dell’ospedale clinico. Sono le persone che decideranno sull’andamento del processo; volevamo che trasmettessero ai loro colleghi in Serbia l’esperienza vissuta qui. I colleghi trentini hanno risposto a tutte le domande che avevamo e così anche il nostro entusiasmo è cresciuto di giorno in giorno. Concluderei con una frase del dottor Agostini, durante il nostro incontro: ‘Qualche volta la storia corre davanti a noi e noi cerchiamo di raggiungerla; a volte però la storia siamo noi’”.

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