La grande bellezza

In nome della semplificazione e del risparmio di suolo, si consuma l’assalto ai nostri centri storici. L’allarme di Italia Nostra

L’architetto Toffolon: “Sono bastate due righe in una finanziaria per far diventare carta straccia i piani dei centri storici”

Non si sente molto parlare di bellezza nella campagna elettorale che in vista delle elezioni politiche del 4 marzo si fa ogni giorno più “calda”. Eppure, a pensarci bene, la bellezza non è quello che ciascuno di noi desidera avere intorno a sé? Non chiediamo forse che l’ambiente sia bello? Non cerchiamo bellezza nei contesti in cui ci troviamo a vivere? O nei rapporti con le altre persone? Parlare di bellezza potrebbe aiutare ad abbassare i toni e a concentrarsi sui problemi reali da affrontare. E’ lo spunto che ci offre una lettrice, sollevando una questione che con la bellezza – e con la politica, quella che è chiamata ad affrontare e possibilmente risolvere le questioni – ha molto a che fare. Accade che in un sobborgo di Trento, in un centro storico forse non di eccessivo pregio architettonico, ma comunque fortemente caratterizzato, tanto che la nostra lettrice vi identifica “l’anima del paese”, qualcuno stia progettando di abbattere una porzione di casa, per ricostruirla con materiali diversi dall’originale e modificando i volumi preesistenti. Una demolizione-ricostruzione (“Ma è un ossimoro!”, si inalbera la lettrice) da compiersi, si badi bene, nella perfetta legalità. “E’ un disastro per i nostri centri storici”, conclude la lettrice, chiedendosi che cosa fare “per non trovarci, fra pochi anni, con i centri storici demoliti privi di un’anima”.

“E’ una prospettiva tutt’altro che peregrina”, concorda l’architetto Beppo Toffolon, presidente della sezione trentina di Italia Nostra: l’associazione nata negli anni Cinquanta – guarda caso – proprio con l’obiettivo di tutelare i centri storici dei borghi e delle città d’Italia, sottraendoli alle grinfie della speculazione edilizia. E spiega: “Pensavamo che, anche grazie alle battaglie culturali condotte da associazioni come la nostra, la tutela dei centri storici fosse ormai un obiettivo condiviso. Ma nella legge finanziaria provinciale del 2012 è stata introdotta dall’allora assessore all’urbanistica Mauro Gilmozzi (oggi ha le deleghe alle infrastrutture e all’ambiente nella giunta Rossi, ndr) una norma che, se diventasse di generale applicazione, potrebbe portare ad alterare irrimediabilmente i nostri centri storici”. E a causare potenzialmente danni ingenti “al patrimonio culturale, alla memoria storica e all’economia stessa di un territorio in cui il turismo è una delle principali fonti di reddito”, come ha scritto l’associazione nel suo allarmato appello approvato nell’assemblea di Ala del giugno 2013. Un grido di allarme evidentemente inascoltato, tant’è che anche la legge urbanistica del 2015, consentendo la sopraelevazione e la demolizione-ricostruzione con ampliamento degli edifici soggetti a ristrutturazione, ha tenuto aperte le porte a interventi potenzialmente devastanti per i nostri centri storici. E oggi si cominciano a vedere gli effetti dell’aver concesso la possibilità di “sostituire”, cioè demolire e ricostruire, gli edifici per i quali in precedenza era ammessa la sola ristrutturazione. Italia Nostra ha effettuato una ricognizione di alcuni “sciagurati” interventi già realizzati in base alle nuove possibilità. E la preoccupazione è accresciuta dal fatto che la ristrutturazione è la categoria d’intervento prevalente nella maggioranza dei piani dei centri storici del Trentino. Non che in passato quella della demolizione fosse una pratica totalmente sconosciuta in provincia di Trento: “Bastava trovare un tecnico compiacente che certificasse che l’edificio non stava più in piedi e si procedeva alla demolizione e ricostruzione”, spiega Toffolon. Ma, come evidenzia Italia Nostra attraverso una ricognizione delle categorie di intervento attualmente previste, gran parte del patrimonio edilizio storico “potrebbe essere legalmente distrutto”. E se finora l’applicazione di una norma che Italia Nostra non esita a definire “sciagurata” è ancora in parte limitata, ciò dipende, secondo Toffolon, dal fatto che “la gente ha più buon senso dei nostri legislatori o nutre ancora un certo rispetto verso i centri storici o forse non sospetta neanche che si possano legalmente attuare interventi totalmente insensati”. E spera che prevalga il buon senso. “Ma, si sa, l’esempio è contagioso: se il mio vicino di casa ha buttato giù tutto, perché non dovrei farlo anch’io?”.

Da architetto, il presidente di Italia Nostra evidenzia un altro elemento distorsivo: l’errata convinzione che una ristrutturazione comporti oneri maggiori rispetto alla demolizione e alla successiva riedificazione. “Non è così, o perlomeno non è sempre così”.

Per evitare il rischio di un allargamento a macchia d’olio delle demolizioni nei centri storici, la soluzione individuata da Italia Nostra fa affidamento ai sindaci, invitati a ricondurre la maggior parte degli edifici soggetti a “ristrutturazione” all’interno della categoria del “risanamento conservativo” evitando così pericolose derive. “I Comuni avrebbero potuto fare una ricognizione degli edifici soggetti a ristrutturazione per individuare quelli da non ammettere a demolizione totale, oppure trasformare in risanamento conservativo la ristrutturazione. Ma salvo il Comune di Trento e pochi altri, non hanno preso iniziative a tutela del patrimonio storico-culturale dei loro centri storici”.

Toffolon, che ha esperienza di quello che accade nelle commissioni edilizie comunali e nelle Commissioni per la pianificazione territoriale e il paesaggio delle Comunità di valle, parla apertamente di prospettive “terrificanti”: “Siamo sull’orlo del precipizio, solo perché non è partito ancora il meccanismo emulativo. E’ sufficiente che ci sia un certo numero di casi che fanno scuola, in senso negativo, e c’è il rischio della valanga…”. L’unica possibile contromisura, per Italia Nostra, è rimettere mano “a quella norma assurda” o rimettere mano ai piani dei centri storici. “Ma ci vuole una volontà politica che proprio non si vede, anzi, si vede la volontà opposta: dietro a questa operazione, che Gilmozzi presentò come una semplificazione del quadro normativo, c’è l’idea che bisogna dare in pasto ai cittadini i centri storici”, togliendo tutti i vincoli che finora avevano protetto un patrimonio che fa la bellezza dei centri storici e che dovrebbe essere di tutti. “E oltre tutto lo si fa adducendo l’alibi del risparmio di suolo e nel nome del rilancio dell’economia, dando fiato a un settore, quello delle costruzioni, che non vive il suo momento migliore”, osserva Toffolon, invitando a guardare invece l’esperienza dei “cugini” altoatesini. “Come Italia Nostra avevamo chiesto di istituire anche in Provincia di Trento la tutela degli insiemi, come hanno fatto in Alto Adige”. Una proposta, non accolta, che aveva il merito di tutelare la qualità dei progetti. Quella qualità che invece, osserva sconsolato Toffolon, si vede sempre meno nei progetti che vengono presentati. E che comunque sono regolarmente approvati. “L’impressione è che, dopo decenni di battaglie che avevano fatto crescere una cultura a tutela dei centri storici, si stia tornando indietro agli anni Cinquanta, a un laissez-faire totalmente irresponsabile: è sconcertante. Sono bastate due righe in una finanziaria per far diventare carta straccia i piani dei centri storici”.

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