24 maggio: Domenica di Pentecoste A
Letture: At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,3b-7. 12-13; Gv 20,19-23
«Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22).
La liturgia di oggi ci guida a contemplare lo Spirito Santo in azione in tre spazi vitali: nel mondo che ha plasmato, nella chiesa che anima e nella nostra vita che abita e desidera trasformare.
Fin dall’alba della creazione lo Spirito è all’opera, come preghiamo nel salmo responsoriale: «Mandi il tuo spirito, sono creati e rinnovi la faccia della terra» (v. 30). Egli è lo Spirito creatore, il soffio che dona vita: all’origine e in ogni tempo, fa passare le realtà create dalla confusione all’ordine, dalla dispersione alla comunione. È dono di armonia, di bellezza, di comunione. Eppure, oggi sperimentiamo discordia e lacerazione. Siamo costantemente immersi in una rete di collegamenti; eppure, ci sentiamo oppressi dalla solitudine e anestetizzati dall’indifferenza. Di fronte al male della guerra, della discordia, i nostri sforzi per costruire armonia non bastano. Il Risorto assicura che non siamo soli e riversa anche sul “nostro” mondo il suo Spirito di unità, di pace e di riconciliazione.
Gli Atti degli Apostoli descrivono la discesa dello Spirito mentre «il giorno di Pentecoste stava per compiersi» (2,1). Non scende impartendo istruzioni e norme, ma come vento impetuoso e come fuoco che si posa su tutti coloro che erano insieme nel nome di Gesù. Dona a ciascuno la capacità di parlare altre lingue e di sentire la propria lingua parlata dagli altri. Lo Spirito non omologa, non cancella le differenze e le culture: abbraccia tutto senza uniformare, crea armonia nella differenza e rende la diversità ricchezza per tutti. «Tutti furono colmati di Spirito Santo» (v. 4): la chiesa nasce non da un progetto umano ma dall’esperienza condivisa dell’amore.
Lo Spirito rifiuta la monotonia dell’omologazione ma dona a ciascuno vocazioni e doni differenti nel rispetto della personalità di ognuno. Come ricorda la seconda lettura: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito» (1 Cor 12,4). La comunità dei credenti condivide lo stesso battesimo anche se appartenenti a popoli, situazioni e persino denominazioni diverse: «Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito» (v. 13). Guardare ogni essere umano come sorella e fratello, come parte dello stesso corpo di Cristo, al quale anch’io appartengo, è il dono più grande che possiamo fare al mondo, è il seme di un futuro “altro”, dove il concetto stesso di nemico è distrutto alla radice.
Per ottenere questo, lo Spirito inizia dal creare armonia in noi, perché il vero cambiamento avviene in chi sceglie il perdono invece della vendetta, il dialogo invece del muro. Avviene nel coraggio di “guardare” il diverso scoprendovi lo stesso desiderio di pace e la stessa paura del futuro. Per questo, il vangelo ci riporta nella stanza sbarrata dalla paura, la sera di Pasqua. Il Risorto soffia sui discepoli e aggiunge: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22). Dona lo Spirito per uno scopo preciso: perdonare i peccati, riconciliare gli animi feriti, armonizzare i cuori lacerati dal male, frantumati dalle ferite, disgregati dai sensi di colpa. Solo il soffio del Risorto, infatti, può ricostruire la persona perché è amore datore di vita.
Chiediamoci: crediamo nella presenza e potenza dello Spirito? Lo invochiamo, ci lasciamo plasmare da Lui o inseguiamo solo i nostri progetti? Da quale “spirito” sono mosse le nostre scelte quotidiane?