Masun fu il primo orso liberato nell’area del Parco Naturale Adamello Brenta, attraverso il progetto Life Ursus di ripopolamento dell’orso nelle Alpi. Era il 26 maggio del 1999. Quattro giorni dopo, Masun venne raggiunto da un secondo orso, una giovane femmina di 3 anni e mezzo e 55 chili di peso, chiamata Kirka.
“La filosofia deche anima il progetto di reintroduzione – si legge in un articolo scritto all’epoca dal nostro collaboratore Udalrico Gottardi – è semplice: evitare ogni eventuale conflitto tra gli orsi e l’uomo. Perché una convivenza ‘pacifica’ tra noi e questo grande animale oggi è possibile, ma sarà necessario costruirla, giorno per giorno. A questo scopo il progetto ha esaminato, primo in ogni altra cosa, i problemi relativi alla sicurezza delle persone e delle loro attività. Ricreare una popolazione vitale di orsi sulle Alpi centrali rappresenta forse l’operazione più ambiziosa mai tentata in Italia per la conservazione di una specie selvatica. L’obiettivo è raggiungibile, comprendendo bene, però, che richiederà da parte degli abitanti, delle amministrazioni e dei tecnici addetti al progetto, uno sforzo lungo e straordinario. Tutti dovremo impegnarci, insieme, per riportare stabilmente l’orso su queste montagne”.
Nell’arco di quattro anni sarebbero stati catturati in Slovenia e liberati in Trentino nove giovani orsi. “L’obiettivo – si ricordava nelle pagine del nostro settimanale – è quello di ricostruire una popolazione in grado di riprodursi e autosostenersi in natura, per ricolonizzare un’area che va ben oltre il territorio del Parco. Nell’arco di alcune decine d’anni si spera di poter contare su una popolazione di 40-60 esemplari“. Un’indagine realizzata all’epoca da Doxa aveva rilevato che il 75% della popolazione locale era favorevole al ritorno del plantigrado. “I tre orsi liberati sul Brenta in questo primo anno saranno seguiti costantemente da uno staff scientifico, che potrà tenerli sotto controllo grazie al radiocollare applicato prima del rilascio a tutti gli animali”.