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Fuori dal guscio!

Si chiama “Noble” il progetto coordinato dalla Fondazione Mach per la caratterizzazione e valorizzazione della noce del Bleggio, la cui coltivazione vanta una storia millenaria. Nella parole del presidente Guido Donati, l'impegno della locale Confraternita

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Si chiama “Noble” il progetto coordinato dalla Fondazione Mach per la caratterizzazione e valorizzazione della noce del Bleggio. Nella parole del presidente Donati, l'impegno della locale Confraternita per il rilancio di una coltivazione con radici millenarie

La noce varietà bleggiana ha un gheriglio di colore chiaro, il sapore a detta dei consumatori è ottimo, speziato e gustoso

La noce varietà bleggiana ha un gheriglio di colore chiaro, il sapore a detta dei consumatori è ottimo, speziato e gustoso

Lo stato dell’arte, i risultati delle ricerche condotte nel settore della nocicoltura da frutto e le prospettive future per il rilancio di una coltivazione sostenibile, legata al territorio, sono stati al centro di un convegno, molto partecipato, organizzato la scorsa settimana dalla Fondazione Edmund Mach a Trento e che ha visto intervenire i massimi esperti a livello internazionale, accanto ai produttori del Bleggio superiore e del Veneto.

Momento centrale dell’evento la presentazione del progetto “NoBle” per la caratterizzazione e valorizzazione della noce del Bleggio, coordinato dalla stessa Fondazion Mach e finanziato dalla Fondazione Caritro. Partita lo scorso anno, questa iniziativa mira alla valorizzazione di una varietà molto particolare come quella bleggiana ed ha come obiettivo la creazione di una carta d’identità, in un'ottica di valorizzazione e di promozione di questo frutto che rappresenta l’identità di un territorio.

Proprio in Bleggio, nel 2009 è nata una Confraternita che, con i suoi 55 confratelli, affiancando i produttori locali e con il sostegno della COPAG e del Comune del Bleggio, è impegnata nel rilanciare la coltivazione e la produzione della noce bleggiana. Oltre a promuovere e animare iniziative formative per la coltivazione della noce, che nelle Giudicarie esteriori e in particolare nel Bleggio vanta una tradizione millenaria, cerca infatti di coinvolgere le aziende agricole locali ma anche i cittadini (quasi tutte le famiglie sono in possesso di qualche pianta di noce), a impegnarsi nella coltura di questo frutto a beneficio di un'economia integrativa del reddito ma anche di una rinnovata cultura del paesaggio locale. Il presidente è Guido Donati.

Presidente, cosa si sta facendo a livello locale per rilanciare la produzione della noce del Bleggio?

Molte le azioni attivate in questi anni: dal censimento capillare sul patrimonio nocicolo esistente alla ricerca di alcune piante madri dalle quali ricavare le marze per gli innesti: la varietà bleggiana storicamente è riconosciuta una “varietà” e particolarmente pregiata per la sua propagazione tramite innesti, quasi l'unica in Italia con questa caratteristica. In questi anni, tra l'altro, sono stati avviate collaborazioni nella ricerca con la Fondazione Edmund Mach che ci sta supportando nel migliorare le tecniche di coltivazione e nel contrasto delle diverse malattie a cui è soggetto anche il noce. Inoltre siamo in contatto con alcune realtà italiane di produzione di noci autoctone (Sorrento e feltrina) ma anche con i produttori di varietà francesi e americane (California) per capire e conoscere le nuove tecniche di produzione, visto che alcuni produttori bleggiani hanno realizzato impianti soprattutto di noci francesi (Lara e Franquette)

A proposito di produzione, com’è stato questo 2018 in termini di quantità e qualità?

Quest'anno la produzione è abbastanza buona anche se nel periodo della fioritura il maltempo ha penalizzato, a macchia di leopardo, alcune zone di produzione. Si può ipotizzare una produzione di circa 100 quintali.

Quali le caratteristiche distintive di questo prodotto, che lo differenziano dagli altre tipologie di noce?

La noce varietà bleggiana ha un gheriglio di colore chiaro, il sapore a detta dei consumatori è ottimo, speziato e gustoso; ideale nella produzione di dolci anche perché poco oleosa. Il guscio ha uno spessore sottile e rispetto ad altre noci la bleggiana si deve rompere con la semplice pressione della dita. La produzione tramite innesto oltre a garantire le caratteristiche del patrimonio genetico e migliorarne la qualità contribuisce ad anticipare la produzione stessa delle piante.

Dalla noce, presidio Slow Food, possono nascere interessanti prospettive occupazionali per i giovani, seppur in forma di integrazione con altre colture?

Il riconoscimento Slow Food - oggi la bleggiana è l'unica noce italiana ad averlo ottenuto - può sicuramente contribuire a far nascere prospettive occupazionali per i giovani, in particolare quelli già impegnati in aziende familiari. Tuttavia occorre un grande sforzo colturale ma anche culturale visto che i tempi di crescita e piena produzione delle piante sono nell'ordine del decennio. Per troppi anni la coltura del noce è stata abbandonata ma le prospettive sono positive. Serve un grande sforzo individuale ma anche collettivo, quello che sta portando avanti la Confraternita.

A novembre torna la tradizionale festa. Ci può già svelare qualche novità inserita nel programma?

La Festa della noce quest'anno cadrà nel fine settimana del 10 e 11 novembre. Sarà organizzata a Bleggio Superiore nella frazione di Cavrasto e negli avvolti delle case del centro storico sarà possibile acquistare le noci e altri prodotti del territorio. I partecipanti avranno anche l'occasione di provare la nostra polenta alle noci. Inoltre martedì 6 novembre anche a seguito dell'importante convegno svoltosi a Trento presso la Caritro la settimana scorsa, sarà organizzato un incontro con i ricercatori della Fondazione E. Mach e il presidente Andrea Segrè per “restituire” ai cittadini le iniziative realizzate, quelle in corso e le iniziative in programma per l'anno prossimo. Sarà inoltre l'occasione per far conoscere agli ospiti, per il secondo anno consecutivo il sentiero della noce, realizzato con l'ApT locale e accompagnare i partecipanti nel paesaggio nocicolo del Bleggio.

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