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Le elezioni europee non sono uno scherzo

Se si parla delle elezioni europee è solo per valutarle in chiave di test di politica interna: Salvini davanti a M5S, PD che tiene o meno e via discorrendo. Certo poi ogni tanto si fa un po’ di demagogia sull’Unione Europea: tutti per dire che così non va.

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I sondaggi per elezioni così complicate vanno presi con le molle: molto dipenderà dal numero dei votanti (in genere scarso)

Se si parla delle elezioni europee è solo per valutarle in chiave di test di politica interna: Salvini davanti a M5S, PD che tiene o meno e via discorrendo. Certo poi ogni tanto si fa un po’ di demagogia sull’Unione Europea: tutti per dire che così non va, ma poi alcuni per prospettare che ci sarà un ribaltamento del peso dei partiti tradizionali a favore di quelli “sovranisti” (e i sondaggi appena usciti sembrano confermare), altri per presentarsi come i difensori del discorso “storico” sull’Europa minacciata dai nuovi barbari.

La faccenda è assai più complessa e merita di ragionarci sopra. Innanzitutto per dire che i sondaggi per elezioni così complicate vanno presi con le molle: molto dipenderà dal numero dei votanti (in genere scarso), altrettanto dalle impressioni che guideranno gli elettori nelle ultime settimane, visto che notoriamente quello europeo è un “voto in libera uscita”, cioè più di pancia che di riflessione.

Tuttavia è probabile che, pur con aggiustamenti, i sondaggi abbiano individuato un trend e che dunque il futuro parlamento di Bruxelles-Strasburgo presenti una composizione differente da quella sin qui dominante, cioè che la somma di PPE e PSE non corrisponda più alla sua maggioranza. E’ sufficiente questo per parlare di uno stravolgimento degli equilibri nella UE? Su questo consigliamo di andare cauti.

Innanzitutto il parlamento europeo non è un organismo dotato di poteri molto rilevanti, né che sia stato sin qui in grado di imporsi, a parte qualche caso eccezionale e per lo più su questioni piuttosto ideologiche e poco concrete. Da tempo quello che domina è ciò che gli esperti chiamano il “sistema intergovernativo”: le decisioni vengono prese a livello di Consiglio Europeo formato dai capi degli stati membri. Qui non cambierà molto, almeno per alcuni anni perché non sono in vista elezioni negli stati chiave. E’ poi il Consiglio che di fatto pilota le nomine della Commissione, altro ganglio centrale nel sistema di potere di Bruxelles. Qui, come sappiamo, i capi di stato hanno preferito alchimie nelle rappresentanze nazionali e figure di non grande capacità politica: i tempi dei Delors e dei Prodi sono molto lontani.

Un parlamento europeo con una sua omogeneità di orientamento e qualche leader di peso nella sua maggioranza potrebbe creare una certa dialettica col Consiglio, mentre un parlamento senza maggioranza, anzi preda di competizioni fra cosiddetti europeisti e cosiddetti sovranisti non sarebbe in grado di esercitare neppure l’ombra di un contropotere e si perderebbe nelle sue piccole beghe interne. A stare ai sondaggi e alle impressioni è probabilmente quello che accadrà.

Qui però sorgono i problemi per l’Italia. Il nostro paese non è da tempo più un partner di peso all’interno del Consiglio Europeo, anzi è stato vittima di trattamenti poco amichevoli: quel che è accaduto per la questione dei migranti è sotto gli occhi di tutti. Aggiungiamoci che entreremo in una fase per noi delicata, perché nel nostro bilancio per il 2020 dovremo fare i conti con quel che abbiamo nascosto in un angolo per ragioni di consenso elettorale interno: clausole di salvaguardia sull’Iva, crescita economica paralizzata. Non sappiamo se a rappresentare l’Italia ci sarà ancora il governo attuale, ma comunque vada non sembra che siamo in grado di dotarci di un esecutivo di grande prestigio internazionale.

Qualcuno sottolinea che la Lega potrebbe essere il partito col maggior numero di deputati, più della potente CDU tedesca, ma c’è da chiedersi cosa potrà farsene di questa forza che comunque si perde nei grandi numeri di quella assemblea. Si dice che potrebbe fare asse con tutti i sovranisti. Possibile, ma difficile, proprio perché i sovranisti degli altri paesi rappresentano opinioni pubbliche non molto ben disposte verso l’Italia, che giudicano un paese di sperperatori e gente poco seria.

Del resto non è che si vedano nel nostro paese le premesse di una riscossa delle vecchie forze di governo. Berlusconi non trascina più il suo partito ridotto ad una forza marginale. Quanto alla sinistra, domina la antica voglia di rimanere frammentati. Il PD è guardato con sospetto dalle formazioni minori, che non vogliono rischiare di finire come semplici portatori di voti senza poter contare su un po’ di posti. Preferiscono giocarsela in proprio anche se francamente non si capisce cosa ci farebbero, ben che vada, con un pugnetto di deputati.

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