Andrea Carbonari, operatore forestale

Il bosco è una risorsa preziosa, di vita e di lavoro. Curarlo e tenerlo costantemente sotto controllo è compito degli operatori forestali. Il personale assegnato collabora quindi alla vigilanza, alle opere di prevenzione e anche di ripristino ambientale, alti interventi urgenti in caso di necessità e alle iniziative di sensibilizzazione sulle tematiche dell’ambiente. In Trentino – all’interno del Dipartimento provinciale Risorse forestali e montane – operano vari Servizi, articolati anche in uffici territoriali. Il Corpo forestale provinciale, in particola, assume anche funzioni di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza.

In quale settore lavora?

Appartengo all’Ufficio Prevenzione, Sicurezza e Lavori Forestali, che dipende dal Servizio Foreste e Fauna della Provincia autonoma di Trento. Quest’ultimo fa capo al Dipartimento delle Risorse Forestali e Montane, che coordina anche il Servizio Bacini Montani e il Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale.

Andrea, in cosa consiste concretamente il suo lavoro?

Su incarico del Dipartimento progettiamo opere e interventi nelle zone boschive e montuose. Provvediamo poi alla loro esecuzione, con tecnici e operai dipendenti dalla Provincia. Monitoriamo poi lo stato di salute delle foreste, difendendole anche da incendi e da attacchi parassitari; inoltre preveniamo eventuali dissesti del territorio, che possono crearsi a seguito di uno scorretto sfruttamento. Ci occupiamo anche di rinverdire o rinsaldare zone disboscate di interesse pubblico.

Lavora più in ufficio o sul territorio?

Il tempo da dedicare all’ufficio è aumentato notevolmente rispetto ad una volta anche per l’incremento del lavoro amministrativo. Come dicevano dei miei colleghi ormai in pensione, se 40 anni fa per intervenire sul territorio bastava solamente volerlo, ora bisogna fare i conti, anche giustamente, con una lunga serie di procedure.

Che strumenti particolari usa?

Il più importante è il clisimetro, che misura in maniera rapida ed estremamente precisa la pendenza di un versante su cui si dovrà operare. La lettura si esegue puntando lo strumento sul punto da rilevare e leggendo il valore in corrispondenza della linea di mira orizzontale.

Che studi ha affrontato per arrivare a questa professione?

Dopo il liceo scientifico, mi sono iscritto alla facoltà di Agraria, con indirizzo Scienze Forestali; 4 anni di studi che mi hanno permesso di sperimentare dal vivo gli argomenti trattati, consegnandomi gli strumenti teorici e tecnici che mi hanno aiutato ad inserirmi nel mondo del lavoro. Peraltro, questo lavoro di operatore forestale si impara poi anche sul campo e richiede un aggiornamento continuo dal punto di vista tecnico.

Da dove è nata la sua passione?

Inizialmente cercavo un lavoro che mi permettesse di stare anche all’aria aperta e il forestale era uno di quelli; la mia professione rientrava oltretutto in un settore che offriva impiego. Mi sarebbe anche piaciuto fare in contadino, ma l’Istituto di San Michele a quei tempi, era riservato solo ai figli di agricoltori.

Ci racconta qualche intervento specifico?

Ricordo quello idraulico-forestale sul versante di Roverè della Luna, interessato da un evento franoso di notevoli dimensioni nel novembre 2000. Oltre al buon risultato ottenuto in seguito ai lavori di sistemazione, quello fu anche un ottimo esempio di collaborazione tra servizi forestali della Provincia.

Si è mai trovato in pericolo?

Mi ritengo fortunato, perché in 20 anni di lavoro non mi sono mai capitati incidenti, nonostante venga spesso in contatto con mezzi pericolosi come escavatori, pale, trattori o motoseghe. Uno dei particolari rischi del mestiere può derivare anche dalla possibilità di investire qualche grosso animale, durante gli spostamenti in jeep o automobile.

Incontra spesso animali?

Lavorando nei boschi mi capita spesso di poterne osservare. Certamente l’incontro più suggestivo è stato quello con l’orso che, non avendo sentito sopraggiungere il nostro fuoristrada, se ne stava tranquillo in mezzo al sentiero.

Cosa pensa della caccia?

Non sono cacciatore ma penso – il mio è un giudizio personale – che la caccia, in una società moderna, dovrebbe essere gestita mirando alla salvaguardia dell’ambiente. Poichè negli ultimi anni è venuto a mancare l’anello più forte della catena alimentare, quello dei predatori, la caccia (parlo per i grandi ungulati) dovrebbe avere una funzione sostitutiva. Sappiamo invece che non è così. Se si sospendesse l’attività venatoria per alcuni anni. Sicuramente vi sarebbero delle dinamiche riproduttive preoccupanti e, in alcuni casi, effetti dannosi sulle attività dell’uomo.

Come stanno le foreste trentine?

Da “medico” dei boschi posso dire che la salute della nostra flora è molto buona. Amo le foreste ed il loro silenzio, ormai difficilissimo da trovare nella nostra società. Penso che l’uomo non può pensare di vivere in un territorio così bello come quello del Trentino, senza rispettarlo o interessarsi per salvaguardarne il futuro.

Il legno è ancora un’importante risorsa per il Trentino?

Per certi aspetti lo era più una volta quando, soprattutto i piccoli comuni, vivevano di questa risorsa; al giorno d’oggi si deve fare i conti con un mondo globalizzato e con le sue leggi di mercato.

Il legno andrebbe tagliato a pochi chilometri dal luogo in cui verrà poi utilizzato, evitando così “processioni” inquinanti di camion che lo trasportano per migliaia di chilometri verso il Trentino.

intervista a cura della 2°A della scuola media “Sacro Cuore“, di Trento.

Carta d’identità:

Nome: Andrea

Cognome: Carbonari

Segni particolari: 48anni, lavora all’ufficio Prevenzione, Sicurezza e Lavori Forestali, in Provincia

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