Prima delle gambe, usare il cervello

Oltre ad essere sano, l'orienteering è uno sport anche interdisciplinare, da valorizzare nella scuola

Claudio, in cosa consiste in suo lavoro?

Più che lavoro, preferisco chiamarlo hobby; l’attività che svolgo, soprattutto a livello scolastico, è insegnare a bambini, ragazzi, ma anche ad adulti a muoversi sul territorio utilizzando bussola e cartina. Come dico sempre, nell’orientamento, prima delle gambe è importantissimo usare il cervello.

Quindi ha rapporti con le scuole?

Si, soprattutto negli ultimi anni. Infatti, oltre a permettere di svolgere attività fisica in ambienti naturali, l’orientamento è interdisciplinare e si sposa bene con le altre materie scolastiche. A bambini e ragazzi poi tengo parecchio, poiché stare assieme ai giovani, aiuta a restare giovani.

Come è diventato istruttore?

Da 25 anni insegno orientamento. Per diventare istruttore bisogna seguire specifici corsi e superare alcune prove a livello di federazione nazionale.

Le dà soddisfazione insegnare orientamento?

Certamente la soddisfazione maggiore la si prova a vedere giovani e adulti muoversi con sicurezza, dominare il territorio. Quando a 13-14 anni camminavo nel bosco senza una cartina mi sentivo perduto; d’altra parte, leggere correttamente una cartina significa muoversi senza problemi ed eliminare la preoccupazione di perdersi.

Si tratta di un’attività che possono praticare tutti?

In ogni gara si mette a disposizione un percorso da principianti, molto semplice, nel quale tutti possono cimentarsi. Una bella iniziativa è anche "gioco orienteering"; un unico percorso segnalato da fettucce colorate, che permette di approcciare questo sport fin da piccoli, imparandone le basi.

Chi sono stati i pionieri dell’orientamento?

Le origini vanno ricercate in Finlandia,Svezia e Norvegia, attorno al 1850. Proprio per questo, gli atleti più forti sono i nordici, anche se svizzeri e francesi stanno pian piano colmando in divario. In Italia la disciplina è stata "portata" dal ceco Vladimir Pacl che, dopo essere emigrato dal suo paese organizzò la prima gara a Ronzone, nel 1974. L’attività riscosse subito un grande successo, tanto che nel 1976 si disputarono i primi Campionati Italiani alle Regole di Malosco.

Quali sono gli strumenti che non possono mai mancare?

Un abbigliamento sportivo naturalmente, la bussola, ma soprattutto una cartina. Le mappe che si utilizzano nell’orienteering sono dettagliatissime e riportano convenzionalmente tutte le caratteristiche del territorio; rocce, ruscelli, perfino buche e avvallamenti, segnalati con le curve di livello. A livello provinciale gli istruttori possono ritenersi fortunati, poiché il Trentino è quasi totalmente mappato.

Dove e come si svolgono le gare?

Le gare si svolgono principalmente nei boschi, ma anche nei centri storici delle città. Al punto di ritrovo vengono raccolte le iscrizioni e consegnate agli atleti bussola e cartina. La mappa riporta il percorso da seguire; gli atleti devono passare da determinati punti di controllo, chiamati in gergo lanterne. Delle apparecchiature elettroniche o semplicemente la punzonatura di una scheda, attesterà il loro passaggio. Alle gare possono partecipare atleti di ogni età, cimentandosi su differenti percorsi.

Come è organizzato l’orientamento?

Esiste una federazione italiana, la F.I.S.O. (www.fiso.it), che raccoglie squadre, nelle quali militano atleti di tutte le età. Pensate che in alcune gare internazionali si può cimentarsi fino a 85 anni. In Trentino ci sono 32 squadre e la nostra provincia può contare su ottimi atleti, anche a livello internazionale.

Esiste un solo tipo di orientamento?

No, esistono quattro discipline. In particolare, CO (corsa a piedi), MTBO (in mountain bike), SCIO (con gli sci da fondo) e TRAILO (orientamento di precisione). Quest’ultima attività si rivolge principalmente agli atleti diversamente abili.

intervista raccolta dalla classe 5 della scuola elementare Sacra Famiglia di Trento

(a cura di Marco Mazzurana)

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