L’artista della natura Marco Nones

Scultore del legno e cultore della land art, l’arte che porta a modificare gli spazi aperti, modellando i doni della natura. È Marco Nones, che, intervistato dalla classe 5a delle Scuola elementare Maria Bambina di Trento, ci racconta il mestiere di artista della natura, un lavoro tra spiritualità e cultura della montagna

Che opere realizza un artista della natura?

Le mie opere sono fatte dei materiali più svariati, quelli che trovo, l’importante è che siano tutti naturali. Legni, pietre, ultimamente mi sono appassionato alle sculture con il ghiaccio. Mi lascio ispirare dalla natura in tutte le sue forme: rami, foglie, chiome. Oppure da fenomeni naturali: ad esempio ho disegnato, non so se lo farò mai, un tornado fatto di rami.

Da dove è nata la sua passione?

Osservando il mio nonno, che era un contadino e che in inverno, quando c’era meno lavoro, amava intagliare attrezzi agricoli e piccole statue. Ho iniziato anch’io come scultore del legno, un po’ anche per la tradizione delle nostre valli: sono nato in Svizzera ma all’età di cinque anni mi sono trasferito in Val di Fiemme, dove sono nati i miei genitori. In questi ultimi anni, poi, si è aggiunto l’amore profondo per la natura e quindi da scultore sono diventato un artista di land art, che tradotto dall’inglese significa arte del territorio, della natura appunto.

Che studi ha fatto?

Mi sono diplomato all’Istituto statale d’Arte a Pozza di Fassa, una scuola gloriosa, molto vivace, che è stata la fucina di tanti scultori e artisti. Adesso l’arte è diventato il mio lavoro, anche se non amo chiamarlo così, perché quello che faccio è dettato da tanta, tanta passione.

Di solito che forme riproduce nelle sue opere?

Le mie ultime creazioni riproducono un cerchio e sono realizzate con il ghiaccio; sono ispirati ad una poesia di Alda Merini che dice “Nel cerchio di un pensiero / a volte mi riposo sognando”: mi sono riconosciuto in queste parole e mi hanno spinto nella ricerca di queste forme circolari.

Che emozioni prova nel fare queste opere d’arte?

Una emozione forte di gioia quando riesco ad esprimere il mio pensiero attraverso le forme che creo. Altre volte delusione, se con la mia opera non riesco a comunicare quello che volevo. Non tutte le ciambelle escono col buco…

Lavora sempre in montagna?

A volte mi invitano anche in zone marine. Ad esempio sono stato in Calabria, vicino alla cittadina di Paola, per realizzare il progetto di un’opera che spero sarà realizzata. C’è un grande castagno ormai secco, e io vorrei ridare vita a questo albero disegnandone la chioma con un centinaio di casette per uccellini, tutte bianche… un paese di uccellini.

Che strumenti usa per realizzare le sue opere?

Quando scolpisco il legno uso lo scalpello o la motosega. Quando invece realizzo queste opere nella natura cerco di creare equilibri solo con i materiali naturali, usando meno cose possibili che non siano naturali, come viti e quant’altro. Cerco di creare una simbiosi tra l’opera e il contesto naturale dove è inserita.

E con il ghiaccio come ci si comporta?

Uso sempre lo scalpello e la motosega, ma ho scoperto altre cose incredibili: ad esempio che il ghiaccio si incolla con il fuoco. Volendo dare una forma particolare al mio cerchio, ho scaldato le superfici di due pezzi con una fiamma e le ho unite: si incollano quasi istantaneamente.

Le è più facile riprodurre opere complesse o meno?

Non è detto che la complessità dell’opera riesca a tradurre il mio pensiero. Anzi, ultimamente per me è proprio il contrario: la ricerca della semplicità è molto più eloquente. Non ho preferenze nemmeno sulla dimensione: l’arte è un modo per tradurre i miei pensieri, è da quelli che dipende la grandezza dell’opera.

Quale messaggio vorrebbe suscitare con la sua arte?

Ogni opera vuole suscitare una riflessione; io cerco di far capire a tutte le persone che vedono una mia scultura il messaggio che volevo dare; ma il solo pensiero che possano fermarsi ad osservarla è per me un bel risultato.

Dove si possono vedere le sue opere?

Ce n’è una ad Arte Sella, il percorso artistico naturale forse più noto qua in Trentino: è una grande spirale che si chiama “Dna Sella”. La mia ultima mostra è quella dei cerchi di ghiaccio di cui parlavo, a Pampeago: una galleria d’arte alle pendici del monte Latemar, tra le piste da sci. Si chiama Respirart.

Un’opera inserita nella natura, però, è destinata alla rovina, e un cerchio di ghiaccio prima o poi si scioglierà…

È proprio questo che sto inseguendo in questo momento. Un’opera che sia effimera: è il mio pensiero di adesso, e la natura lo consuma. Mi piace pensare che la natura non rovini ma piuttosto continui l’opera d’arte, e poi ad un certo momento decida tranquillamente di riprendersela.

Non le dispiace che i posteri non potranno più goderne?

La land art infatti è molto legata anche alla fotografia. Ma qui si apre un altro capitolo…

intervista della classe 5a delle Scuola elementare Maria Bambina di Trento


Nome: Marco

Cognome: Nones

Attività: Artista della natura

Segni particolari: L’esclusività delle sue opere gli ha consentito di esporre in mostre e location di spicco, ricevendo anche alcuni riconoscimenti importanti (l’ultimo in Svizzera nell’agosto 2011, al simposio internazionale di scultura del legno Montagn-Art di Thyon). Nel 2001 ha realizzato un’opera consegnata al Dalai Lama, mentre un’altra è esposta dal 2004 in Vaticano, nel foyer di Sala Nervi. “Ma l’opera migliore ha ancora da venire”.

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