E la bomba non c’è più

Gli specialisti dell’Esercito Italiano hanno neutralizzato l’ordigno trovato a Rovereto

Domenica 15 novembre la lunga mattinata degli artificieri del 2° Reggimento Genio Guastatori Alpini di Trento, comandato dal colonnello Luigi Musti, chiamati a disinnescare la bomba d'aereo americana rinvenuta all'ex Manifattura di Rovereto, inizia molto presto, con l'arrivo alla caserma “Battisti”. Mentre il team di artificieri arriva alla spicciolata, ci si confronta via tablet con i colleghi del 3° Reggimento Guastatori di Udine, che di lì a poco condurrà un'analoga operazione a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, neutralizzando una bomba d'aereo non americana, ma inglese, anche questa del peso di 1000 libbre. Per gli artificieri dell'Esercito c'è il tempo per scambiarsi le ultime considerazioni sul tipo di intervento che li attende all'ex Manifattura. Non si percepisce tensione e, se tensione c'è, è celata molto bene. “Per noi è un giorno come tutti gli altri”, minimizza il primo maresciallo Massimo Careddu, che insieme al capitano Giuseppe Chisari guiderà il team di artificieri sulla bomba e che in passato ha operato anche in Bosnia e in Kossovo. “In questo caso dovremo prestare particolare attenzione perché agiamo in un contesto urbano, ci sono infrastrutture vicine. Ma per il resto…”, ci dice Careddu. Finito di caricare il materiale, arrivati gli ultimi colleghi, si parte per Rovereto.

All’ex Manifattura, gli artificieri ci mettono poco meno di un'ora per “addomesticare” la bomba d'aereo di fabbricazione americana, risalente alla Seconda guerra mondiale e del peso di 1000 libbre (oltre 450 Kg), rinvenuta nel cantiere edile presso l'ex Manifattura Tabacchi a Borgo Sacco (Rovereto). In una Rovereto dal silenzio quasi surreale, alle 9.13 il team EOD (Explosive Ordnance Disposal, significa Bonifica ordigni esplosivi) composto oltre che dal capo squadra primo maresciallo Massimo Careddu, dal sergente maggiore Giovanni Cristiano, dal caporal maggiore capo Giovanni Oggiano e dal pari grado Andrea Iannotta, inizia le operazioni di disinnesco. Uno dei due inneschi è rimosso con relativa facilità, l'altro invece fa resistenza e viene quindi neutralizzato ricoprendolo di gesso e isolandolo dal resto della bomba. L'ordigno è ora inoffensivo, i suoi 280 chili di esplosivo non rappresentano più una minaccia.

Dall’ex Manifattura la notizia che l’operazione è conclusa, almeno nella sua fase più gravida di rischi, è trasmessa al Centro operativo misto allestito presso il Corpo di Polizia Locale in via Parteli, dove sono al lavoro dall'alba forze di polizia, carabinieri, Guardia di Finanza, la Protezione civile della Provincia Autonoma di Trento, la Croce Rossa Italiana, i militari del 2° Reggimento Genio Guastatori Alpini, il Corpo Forestale, il personale delle amministrazioni dei Comuni di Rovereto e di Isera, sotto la regia del Commissariato del Governo di Trento e il coordinamento del Comando Forze di Difesa Interregionale Nord dell’Esercito, di stanza a Padova. Alle 10.32 arriva l'annuncio più atteso, segnalato dal doppio suono di sirena: l'operazione è conclusa. Vengono riaperte l'autostrada del Brennero, la strada provinciale, la statale 12 del Brennero, la ferrovia Verona-Brennero. La Zona Gialla si rianima, la Zona Rossa ridiventa accessibile. Le persone, in prevalenza anziane, accolte fin dal mattino presto dai volontari della Croce Rossa, degli alpini dei Nuvola, dal personale della Protezione civile al centro di accoglienza allestito in via Bettini presso il Collegio Arcivescovile e le scuole Negrelli cominciano a tornare a casa con i loro mezzi o accompagnate. L’imponente macchina organizzativa viene a poco a poco smantellata. “La popolazione si è comportata in modo ineccepibile”, commenta il sindaco di Rovereto, Francesco Valduga.

E la bomba? Caricata con tutte le precauzioni del caso su un camion del Genio, dopo le foto di rito delle autorità venute a congratularsi con i “domatori di bombe” dell’Esercito, la bomba viene portata nella cava Chizzola a Pilcante di Ala dove, affidata alle cure del secondo team di artificieri del 2° Reggimento Genio Guastatori – il primo maresciallo Massimo Carroccia, i sergenti Alessandro Furnò e Ciro Lamberti, raggiunti sul posto dal capitano Chisari –, viene fatta brillare in completa sicurezza. Per i militari del Genio, dopo 20 giorni di lavoro febbrile che li hanno visti impiegare 15 mezzi militari medi e pesanti e oltre 40 militari, per movimentare oltre 7.000 tonnellate di terreno nei dei siti di despolettamento e di brillamento, è finalmente il momento di rientrare a Trento, concludendo una giornata iniziata quando ancora era notte.

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