Un’etica del creato

Riflessioni dal convegno organizzato da ISR-FBK e MUSE. Il teologo Jürgen Moltmann: tutto ciò che vive ha valore in sé, indipendentemente dall’utilità che può avere per l’uomo

“La nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia”. Nelle prime righe della Laudato si’, enciclica dedicata alla cura della casa comune, Papa Francesco cita il Cantico delle creature di S. Francesco, e a tale Lettera si è ispirato il convegno “La Terra come casa comune”, organizzato dal Centro per le Scienze Religiose (FBK-ISR) della Fondazione Bruno Kessler in collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze, svoltosi il 5 e 6 maggio a Trento nelle due sedi. L’obiettivo, come ha dichiarato Milena Mariani, responsabile di FBK-Corso Superiore di Scienze Religiose, introducendo la due giorni di lavori nell’aula magna, gremita, della Fondazione, era di aprire uno spazio a “Confronti sull’etica ambientale” attraverso il dialogo fra prospettive teologiche e scientifiche al fine di superare allarmismi ingiustificati e stimolare pensieri nuovi sull’abitare la terra, maturando un atteggiamento responsabile nei confronti del Pianeta che abitiamo.

Ai saluti di Marco Ventura, direttore FBK-ISR, che ha evidenziato la novità metodologica dell'incontro tra saperi diversi e la proficua collaborazione con il Muse (grazie al coordinamento scientifico di Lucia Martinelli), e di Marco Andreatta, presidente MUSE, che ha ribadito il ruolo del museo nell'informare e divulgare dati scientifici sullo stato dell'ambiente raccogliendo la sfida della preservazione, è seguito quello del nuovo Arcivescovo di Trento.

"Parlare di terra come casa comune ci fa capire che la questione ecologica è prima di tutto umana ed è una partita antropologica – ha esordito monsignor Lauro Tisi -. In un momento storico dominato dal narcisismo, l'aggettivo comune dice che l'umano diventa tale se l'io si apre al tu, la nostra identità si costruisce aprendosi al volto dell'altro e chiamare la terra casa indica il senso di appartenenza al noi. Questa è una provocazione forte in un tempo in cui l'elemento scientifico sembra essere l'unico criterio per interpretare la realtà, ma al centro vi è l'uomo, non la tecnica. La terra è la casa dove siamo chiamati a interagire e sviluppare percorsi di solidarietà – ha proseguito -: il mio auspicio è che, accostandoci alla meraviglia del creato, l'uomo possa riappropriarsi della sua reale dimensione, provando la gioia di chi si apre ad un noi più grande. Se vogliamo dare risposte concrete ai problemi ambientali, dobbiamo impegnarci a praticare un'ecologia del cuore che permetta un intervento di restauro verso ciò che abbiamo rovinato".

Ambiente, cibo, energia: sono i vertici del triangolo della vita e al centro vi è la parola uomo. L'immagine, richiamata dall'assessore provinciale all'ambiente Gilmozzi rende chiara la sfida che spetta all'umanità: promuovere il cambiamento culturale attraverso occasioni di confronto e riflessione sull'impegno etico da assumere per evitare di distruggere la terra che ci ospita.

Ospite d'eccezione il novantenne Jürgen Moltmann, teologo di fama mondiale, docente emerito alla Facoltà di Teologia evangelica dell'Università di Tubinga, sostenitore della causa ecumenica e tra i più attenti promotori della causa ecologica, di cui risulta essere precursore e testimone di primissimo piano.

Al centro della sua relazione, "La Terra 'nostra patria'? La Carta della Terra 1992/2000", una riflessione che propone il superamento della visione antropocentrica moderna per arrivare ad un'etica del creato. Se una casa comune esiste, non è solo la casa del genere umano ma anche degli animali e di tutto l'ambiente che circonda l'uomo e se vengono riconosciuti i diritti umani, dovrebbero essere riconosciuti e praticati anche quelli spettanti alla natura. Come si legge nella Carta della Terra, infatti, tutto ciò che vive ha valore in sé, indipendentemente dall'utilità che può avere per l'uomo.

La parola è poi passata a Piero Stefani, docente all'Università di Ferrara, con "Che cos'è l'essere umano perché te ne ricordi? I viventi nell'orizzonte della creazione". "Noi siamo con-creature e l'etica estesa anche alla biosfera nasce dalla coscienza dell'interdipendenza tra l'uomo e gli altri esseri viventi, esposti alla sua forza distruttrice, e della precarietà e fragilità materiale che accomuna ogni creatura. Nella Bibbia l'uomo loda il Creatore, facendosi portavoce di tutti. Dio gli ha concesso il potere di governare su tutto il creato, è il suo rappresentante sulla terra, ma l'equilibrio tra la sua radicale dipendenza e la capacità di dominio è difficile da mantenere: oggi l'uomo vuole porre tutto sotto ai suoi piedi, piedi scriteriati se calpestano, responsabili se camminano". L'uomo dunque non è in grado di svolgere il compito affidatogli, ma questa consapevolezza può indicare la via da imboccare per risanare le ferite, riscoprendo il legame di fratellanza e solidarietà verso la terra cantato da S. Francesco. Nell'approccio cristiano della fede emerge, inoltre, la centralità della speranza, evidente nell'ottavo capitolo della Lettera ai Romani citato da Stefani: "Sin, insieme, termine caro a S. Paolo, ci ricorda che l'uomo è responsabile verso gli altri esseri viventi. Tutta la creazione con-soffre nelle doglie del parto, anche noi, aspettando la resurrezione del nostro corpo".

Il convegno è proseguito il giorno dopo al Muse con gli interventi di Cristina Simonelli, presidente del Coordinamento teologhe italiane, sulla "Laudato si'" di Papa Francesco e di Paolo Trianni, della Pontificia Università Urbaniana sulla tematica del vegetarianesimo in relazione all'etica ambientale e con una tavola rotonda durante la quale esperti e ricercatori del museo hanno illustrato alcune problematiche specifiche e critiche della questione ambientale, dialogando con i relatori e il pubblico.

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