Intelligenza artificiale, una voce fuori dal coro

Il messaggio

CUSTODIRE VOLTI E VOCI UMANI

“Custodire volti e voci umane – è la premessa del messaggio del Papa per la Giornata delle comunicazioni – significa perciò custodire questo sigillo, questo riflesso indelebile dell’amore di Dio.

Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo.

Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri. La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, che a volte diamo per scontati.

Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane. La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica”.

Quello di papa Leone per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, non è solo un messaggio indirizzato ai giornalisti e alla comunità dei credenti. È un richiamo rivolto a tutti perché le innovazioni legate all’intelligenza artificiale rappresentano uno tsunami che nulla risparmia e tutto cambia. Cambiano gli assetti di potere, accentuano le differenze, polarizzano le posizioni, cambiano il rapporto tra le persone. “La sfida – dice il Papa – non è tecnologica, ma antropologica”.

È un messaggio importante anche perché – come già era successo per i molteplici richiami di Francesco quella di Leone è una voce fuori dal coro.

Anzi, sembra essere l’unica voce che mette in guardia dai rischi di un’intelligenza artificiale senza limiti (capace persino di usurpare voce e volto alle persone), senza regole e nelle mani di poche persone.

Il Pontefice di Roma (prima Francesco, ora Leone) sembra essere l’unica autorità morale che alza la voce nel silenzio della notte dove “rage bait” (esche per la rabbia) e “ deep fake” (la manipolazione della voce e dei volti) sembrano incontrare più sorpresa divertita che timore e preoccupazione.

Tutto sembra scivolare troppo velocemente su un piano inclinato dove l’esaltazione delle nuove opportunità si accompagna all’accettazione inconsapevole di ogni rischio.

Nell’indifferenza – spesso interessata – di chi dovrebbe, invece, mettere delle regole. “Custodire i volti e le voci”, evitando che tutto ci venga espropriato dall’intelligenza artificiale, significa – dice Leone – “custodire noi stessi”.

Parla ai giornalisti, papa Leone, ma parla soprattutto ai potenti del mondo.

Proprio quelli che due anni fa, sui temi dell’intelligenza artificiale e sui rischi di un mondo governato da “tecnocrati”, invitarono papa Francesco alla riunione del “G7” in Puglia. Lo ascoltarono, tanti sorrisi, bellissime frasi di circostanza. Niente di più.

Oggi, il Papa americano torna a denunciare i pericoli di un uso degli algoritmi. E torna a denunciare il fatto che questi strumenti sono nelle mani di poche persone interessate solo al profitto e al potere.

Sembra voler chiamare per nome i cosiddetti “architetti dell’intelligenza artificiale” e torna a chiedere agli Stati regole e legislazioni per evitare che si imponga la legge del più forte.

Chissà come tutto questo verrà letto in America, dove la parola d’ordine sembra essere una sola: nessun vincolo all’IA. Infine, il bisogno di un’alfabetizzazione digitale. Non solo per usare con maggiore consapevolezza questi nuovi strumenti, ma per “non adeguarsi – conclude papa Leone – alla deriva antropomorfizzante di questi sistemi”.

vitaTrentina

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