Di fronte ai venti di guerra, dall’Iran al Libano, da Gaza all’Ucraina, per tacere delle oltre cinquanta guerre di cui non si parla, le Acli trentine rispondono che è ancora possibile credere in soluzioni di pace. Dal confronto a più voci nella Sala Pizzolli della sede di via Roma a Trento, giovedì 5 marzo è emerso che, a dispetto di tutto, “la pace è in azione”, come proclamava il titolo dell’appuntamento, dedicato alla riflessione sulla costruzione di un futuro fondato sulla nonviolenza, la democrazia e la giustizia sociale.
Anche oggi, “l’ora impazza, il mondo è armato fino ai denti, si può dare fiato alle fanfare di guerra”, ha richiamato Pierangelo Milesi, vicepresidente nazionale Acli e delegato Pace del movimento, citando le parole di Dietrich Bonhoeffer negli anni Trenta, quando il mondo stava per precipitare nell’abisso del conflitto mondiale. E allora, con Bonhoeffer, dobbiamo chiederci se vogliamo e possiamo “dare una parola cristiana, coraggiosa” in questo momento grave e preoccupante segnato da conflitti e disuguaglianze.
La bussola, Milesi l’ha indicata nell’articolo 11 della Costituzione repubblicana. “Constatiamo che il dettato dell’articolo 11 della Costituzione, quel ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, non è più così scontato. Come cittadini europei dobbiamo tenere il punto, credere nella diplomazia e nel multilateralismo, di fronte a chi vorrebbe riportarci indietro di decenni”. Perché “la guerra è la sconfitta della politica”, che è invece “parlarsi, dialogare”, anche con chi la pensa diversamente.
Esemplare per Milesi è la Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, “Educare a una pace disarmata e disarmante”, approvata dall’81ª Assemblea Generale il 19 novembre 2025 ad Assisi, che a una lucida analisi accompagna molte proposte concrete. Ogni Stato ha diritto alla sicurezza, ha osservato Milesi, ma “il riarmo e la deterrenza non sono in grado di prevenire i conflitti”. E la guerra “produce volatilità dei mercati – lo vediamo in queste ore con la crisi iraniana -, shock energetici, aumento dei premi assicurativi, dei trasporti, fratture nelle catene globali”.
Improntate a realismo sono le proposte, richiamate da Milesi, che le Acli hanno presentato nella Carovana della Pace che, da settembre a dicembre 2025, ha attraversato l’Italia, seminando l’idea che la prima infrastruttura di pace è il lavoro dignitoso. Anche la finanza “può essere una leva di pace”. E allora è importante chiedersi dove sono investiti i nostri risparmi. “Ben venga una riflessione sulle Banche armate”, ha sollecitato Milesi con riferimento all’efficace campagna di pressione promossa dalla società civile, su impulso delle riviste missionarie italiane, per fare luce sull’export di armamenti e sulle banche che lo sostengono.
Per le Acli è importante anche l’aspetto educativo. “Nelle scuole, dovremmo mettere un’ora curricolare sulle tecniche di mediazione nei conflitti, perché il conflitto esiste, va abitato e bisogna imparare a gestirlo”.
La sintesi, Milesi l’ha indicata nella categoria della fraternità. “Il paradigma politico della fraternità è l’unico che potrà consentirci di avere un futuro. Significa riconoscere che l’altro ha la tua stessa dignità, ti è fratello e sorella. Questo cambia radicalmente la prospettiva, un fratello non lo metteresti mai in un Centro per il rimpatrio”, ha concluso, richiamandosi al documentato video intervento di Gianluca Mastrovito, delegato nazionale Acli politiche immigrazione e accoglienza, sui Cpr quali “istituzioni totali”, che lo aveva preceduto.
Nel confronto, moderato da Giampietro Gugole, responsabile Pace Acli trentine, e introdotto dal presidente del movimento aclista trentino Walter Nicoletti, sono intervenuti anche Marta Anderle, presidente Anpi Trentino, che ha descritto la situazione del movimento per la pace, oggi, come una tessitura di azioni da parte di movimenti dove è rilevante una componente di giovani, “ai quali guardare con attenzione, uscendo dall’impegno autoreferenziale”, e don Cristiano Bettega, accompagnatore spirituale delle Acli trentine, che ha citato esperienze di pace e di dialogo portate avanti nella diocesi di Rumbek in Sud Sudan, guidata dal giovane vescovo Christian Carlassare, quale motivo di speranza.