Movimenti dal basso, scelte finanziarie e comunicazione pubblica: quale ruolo nella crisi climatica?

Credit Gianni Zotta

Il ruolo degli uffici stampa, dei movimenti dal basso e delle scelte finanziarie di fronte al cambiamento climatico sono stati al centro della seconda parte del convegno della Federazione Italiana Stampa Cattolica (FISC), in corso venerdì 17 aprile al Polo culturale diocesano Vigilianum di Trento, al quale partecipano circa settanta giornalisti in rappresentanza di una sessantina di testate da tutta Italia.

“La comunicazione non arriva dopo l’emergenza, ma sta dentro l’emergenza. Il nostro compito è quello di fornire informazioni chiare, ufficiali, validate e tempestive, per aiutare i cittadini ad orientarsi quando accadono delle emergenze e per sostenere il lavoro dei colleghi delle testate che sono chiamati a coprire alcuni eventi”, ha spiegato Andrea Bergamo, giornalista dell’ufficio stampa della Provincia Autonoma di Trento che si occupa di seguire le crisi ambientali e la Protezione civile.

Andrea Bergamo dell’ufficio stampa della Provincia di Trento. Credit Gianni Zotta

“Noi ci poniamo al fianco degli operatori, con un compito diverso ma complementare”, ha aggiunto Bergamo. “In Trentino si contano 13.000 operatori, 12.000 dei quali sono volontari. L’obiettivo dell’ufficio stampa è prima di tutto quello di evitare il caos informativo. Si organizzano quindi dei punti stampa, come nel caso della tragedia della Marmolada, durante la quale i giornalisti venivano convocati nel pomeriggio, e in caso di ritrovamenti venivano organizzati tempestivamente di quello che stava accadendo attraverso il broadcast di WhatsApp. Questo per evitare anche che ci sia una rincorsa allo scoop da parte di qualche testata”.

Ha portato la sua esperienza alla Cop30 di Belèm, in Amazzonia, la divulgatrice ambientale Viola Ducati. “La Cop30 ha aperto parecchie prospettive. Inizio con l’immagine dell’Amazzonia che brucia, che per me è il riassunto di una Cop che è stata in parte un fallimento, in parte un successo. Un fallimento perché i pozzi petroliferi in Amazzonia non sono stati fermati, un successo perché il taglio dei combustibili fossili è stato menzionato molte più volte in questa Cop rispetto alle precedenti”, ha detto.

La divulgatrice ambientale Viola Ducati. Credit Gianni Zotta

Ducati ha ricordato che “da questa Cop è nato qualcosa di molto interessante, che inizierà venerdì prossimo, ovvero una prima conferenza mondiale che si svolge al di fuori dell’alveo delle Nazioni Unite”, e che sarà ospitata a Santa Marta, in Colombia, con 85 Paesi partecipanti, che ragioneranno su come uscire dai combustibili fossili. “Probabilmente in Italia i nostri giornali ne parleranno molto poco, ma quello che potrà succedere a Santa Marta è molto importante, perché questi 85 Paesi hanno un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. E quindi forse qualcosa si potrà muovere”.

Nel corso del convegno della FISC è intervenuto anche Giorgio Franceschi, amministratore delegato dell’Istituto Atesino di Sviluppo (ISA), nato nel 1929. “Siamo focalizzati sullo sviluppo sostenibile dell’economia dei territori. Come scegliamo dove intervenire? Siamo attenti ai criteri di sostenibilità ambientale, ma anche all’impatto socio-economico. Intendiamo la sostenibilità in senso molto ampio”, ha affermato. “In Trentino Alto Adige abbiamo il 44% di investimenti, ne abbiamo un altro 38% nel resto d’Italia, e da un po’ ci siamo avventurati anche all’estero, in particolar modo nel microcredito in India”.

Giorgio Franceschi (ISA). Credit Gianni Zotta

Ha portato l’esperienza delle comunità Laudato si’ Fabio Magro, referente della comunità Laudato si’ dell’Abbazia di Follina, in provincia di Treviso. “Il movimento delle comunità Laudato si’ nasce dall’intuizione condivisa di Carlo Petrini e del vescovo Domenico Pompili, con il desiderio di tradurre l’enciclica di papa Francesco in un’esperienza concreta, comunitaria e territoriale. Viviamo in un’epoca di frammentazione e di disorientamento. E l’intuizione di Petrini e del vescovo Pompili è stata quella di partire dalle piccole comunità, dove si vive un’esperienza di socialità sana, vera, buona e permeata di sostenibilità, e dove si ascoltano le esperienze del territorio per coniugarle con l’enciclica Laudato si’. Il nostro movimento vorrebbe essere un’esperienza comunitaria concreta che lascia un segno nel territorio”.

Assieme ad altre realtà, la comunità si è impegnata nel sottolineare la pericolosità nel trattamento con pesticidi in un territorio che vive “il problema della monocoltura di prosecco invasiva”. “Da qui sono nate nuove forme di tutela delle persone vulnerabili di cui oggi possono beneficiare tutti”, ha spiegato Magro.

Fabio Magro della comunità Laudato si’ dell’Abbazia di Follina

Il referente della comunità Laudato si’ dell’Abbazia Follina ha dato tre consigli agli operatori dell’informazione. “Abbiamo bisogno di una parola che parli, che non abbia paura di essere chiara, come quella di papa Francesco. Perché una parola neutra, anche se corretta, rischia di non dire nulla”. Il secondo invito di Magro è quello di “non avere paura di prendere posizione”, mentre il terzo è “raccontare di più le esperienze che già esistono, non come episodi marginali, ma come segni che indicano una direzione, una visione di futuro promettente”.

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