«Io sono la via, la verità e la vita»

3 maggio: Domenica V di Pasqua A

Letture: At 6,1-7; Sal 32; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

«Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).

Chi non porta in fondo al cuore la nostalgia di una casa? Chi non sperimenta il bisogno di appartenere, di essere importante per qualcuno? La liturgia di oggi pone al centro questo desiderio e risponde in modo sorprendente.

La prima lettura descrive la faticosa costruzione di una chiesa a cui tutti appartengono, giudei e greci. Doni

diversi – servizio dell’accoglienza e della carità solidale, annuncio e preghiera – permettono alla Parola di Dio di diffondersi, attirando molti nella comunità dei discepoli (At 6,1-7).

La seconda lettura illumina questa rivelazione. L’autore scrive a comunità ferite, composte da persone emarginate e disprezzate. A loro annuncia una verità sovversiva: proprio nella loro vulnerabilità sono diventati pietre vive di un edificio nuovo, popolo sacerdotale consacrato e inviato per offrire il mondo intero a Dio (2,5).

Il Vangelo, infine, ci pone in dialogo con Gesù mentre offre se stesso come sentiero verso la casa del Padre (14,1-12). Il testo si apre con parole che in un tempo segnato da guerre, incertezze e paure, ci raggiungono come una carezza: «Non sia turbato il vostro cuore» (14,1). Non sono un invito ingenuo all’ottimismo, ma l’offerta di un fondamento su cui ancorarsi quando tutto vacilla.

Come si vince la paura? Gesù non indica la strada del coraggio ma della fede. Non si tratta, tuttavia, di una dottrina da memorizzare, ma di una relazione a cui aderire: la relazione con Lui – via, verità e vita. Nella Scrittura la via è immagine cara: Abramo parte senza conoscere la meta; Israele attraversa il deserto verso la promessa; i discepoli seguono il Maestro per le strade della Galilea. Nel libro degli Atti i cristiani sono chiamati «quelli della Via» (cfr. 9,2): persone in movimento, pellegrini che hanno scoperto una direzione e la percorrono insieme. Quale direzione? Quella tracciata da Gesù stesso, che si è spogliato di ogni autorità preferendo il grembiule al trono, il servizio come forma suprema dell’amore.

Gesù afferma inoltre di essere la verità; non di possederla o insegnarla, ma di incarnarla. È verità che libera, che scalda, che accende. Quando la verità diventa possesso, strumento di potere, imposizione rigida, parola che ferisce, tradisce se stessa. Il Dio di Gesù è verità che si fa prossimità, non sentenza che condanna.

È infine la vita: Gesù non offre insegnamenti per vivere meglio, ma offre sé stesso come sorgente di esistenza piena. Dove c’è più vangelo, c’è più umanità; dove Lui abita, la vita fiorisce anche nel deserto.

Tommaso e Filippo, con le loro domande, rappresentano ciascuno di noi. «Non sappiamo dove vai», dice Tommaso; «Mostraci il Padre», chiede Filippo. Sono le domande di sempre: dove stiamo andando? Qual è il volto di Dio? Gesù risponde in modo sorprendente: la meta è Lui stesso, e chi lo incontra, incontra il Padre. Non c’è bisogno di cercare altrove: nell’umanità di Gesù si rivela il mistero di Dio.

È un messaggio prezioso per il nostro oggi. A chi si sente insignificante, a chi porta nel cuore ferite non rimarginate, a chi fatica a trovare una direzione, il vangelo dice: c’è una via, e questa via ha un volto. C’è una verità, e questa verità non opprime ma abbraccia. C’è una vita, e questa vita è offerta a tutti, specialmente ai piccoli.

Chiediamoci: quale cammino stiamo percorrendo? Cerchiamo il volto di Dio nelle apparenze del potere o nell’umanità fragile e amante di Gesù? Sappiamo riconoscere nella nostra vulnerabilità lo spazio in cui Dio costruisce la sua casa?

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina