Il bagnino dei laghi di montagna Tommaso De Carli

Classe 5A della scuola primaria dell’Arcivescovile con Tommaso De Carli

Il bagnino Tommaso De Carli sorveglia i turisti e i ragazzi che fanno il bagno nei laghi di alta montagna. Una fra tutte la prima regola: “In acqua, mai sopravvalutarsi!”

Tommaso, le piace il suo mestiere?

Molto.

Il suo è un lavoro importante? E che scopo ha?

Diciamo che io ho la funzione di controllare. E se serve, salvare vite.

Dove pratica la sua attività?

Si può praticare in più ambienti. In piscina, sull’oceano, al mare, al lago. Ecco, concentriamoci su quest’ultimo ambito, dato che è collegato al nostro territorio, alla montagna.

Ma lei è un bagnino!

Esattamente.

Quante ore dedica a questo lavoro?

Al lago si lavora principalmente in estate, tutti i giorni, per un totale di quaranta ore settimanali.

Qual è l’aspetto che le piace di più?

Che si lavora a contatto con la gente e che si sta all’aria aperta. E che davvero, lavorando sulla prevenzione, si può evitare alla gente di farsi davvero male o di mettere a repentaglio la propria vita per dei rischi sottovalutati.

E quello che le piace meno?

A volte fare il bagnino è un po’… noioso! Per la maggior parte del tempo si sta seduti a controllare, senza fare niente altro. Al limite si pattugliano le acque con il pattino. E chi come me non riesce a stare fermo…

È difficile svolgere questo lavoro?

Ci vuole impegno, non tanto fisico ma mentale. Devi essere sempre sul pezzo, sempre concentrato!

È un lavoro individuale o di gruppo?

Bella domanda. Sulla torretta siamo da soli, solitamente. Si è in due quando c’è una superficie di spiaggia molto grande da controllare. Ma si lavora anche in gruppo: per esempio a Caldonazzo che è un lago grande, c’è sempre un leader che gira con il gommone e controlla che tutto sia ok nelle varie postazioni.

Quando ha iniziato?

La mia prima stagione avevo sedici anni.

Cosa indossa un bagnino?

Il costume naturalmente, e una divisa solitamente di colore rosso perché deve essere sempre visibile e velocemente identificabile, in caso di emergenza. Non possono mancare degli occhiali da sole, rigorosamente specchiati, perché il riverbero del sole sull’acqua è terribile. Poi qualcosa per coprirsi il capo, perché il sole d’estate picchia forte.

Prima ci ha mostrato anche un fischietto.

Naturalmente, è un ottimo sostituto della voce e il bagnino lo deve sempre indossare. È uno strumento fondamentale per attirare l’attenzione del bagnante che sta sbagliando o che si sta per mettere in una situazione potenzialmente pericolosa. Perché come si dice sempre, prevenire e meglio che curare!

È più difficile svolgere il suo lavoro in piscina o al lago?

Vi faccio una domanda io: dal bordo della piscina cosa di vede?

Il fondo!

Ecco, benissimo. La prima cosa che vi faccio notare e che dalla sponda del lago, il fondo non si vede. Le acque dei laghi sono generalmente torbide e questo rende molto difficoltoso individuare tempestivamente una persona che si è immersa e non è più risalita… In quel caso il bagnino cosa fa?

Innanzitutto calcola bene la distanza.

Se la persona è abbastanza vicina è possibile raggiungerla a nuovo. Altrimenti si utilizza la barca, che ha un nome specifico: pattino.

Anche sui laghi ci sono le bandiere? Che significato hanno?

Certo e indicano il livello di pericolosità e di rischio in quel momento. Con la rossa issata c’è il divieto di entrare in acqua, la bandiera gialla indica che vi sono potenziali condizioni di pericolo, come ad esempio il vento forte. Se invece sventolano la bandiera bianca o quella verde, vi sono le condizioni per nuotare.

Come si diventa bagnino o bagnina?

C’è una prova pratica che consiste nel dimostrare di saper nuotare nei quattro stili, delfino, dorso, rana e stile libero. Inoltre bisogna fare una vasca da 25 metri in apnea. Che significa saper trattenere il fiato per almeno quaranta secondi. Nella stessa vasca, nell’ultima prova, vengono lanciati degli oggetti che, senza riemergere, devono essere raccolti.

Su che laghi ha lavorato?

Principalmente Lamar e Caldonazzo. Lamar in particolare è uno dei miei luoghi del cuore, un posto speciale, perché i miei nonni abitavano lì e lì, da piccolo, trascorrevo le mie estati.

Le è mai capitato di intervenire in una situazione di grave pericolo?

In acqua no, fortunatamente, ma gli incidenti su cui interveniamo sono molteplici e, negli ultimi anni in aumento. Ho come l’impressione che spesso chi va al lago non si renda conto che non si trova in una grande piscina e dei pericoli che, ad esempio, stanno dietro a un tuffo con la liana. Gli incidenti perciò accadono anche per superficialità e scarsa conoscenza dell’ambiente naturale in cui ci si trova.

E quando qualcuno si fa male il bagnino cosa fa?

Allertiamo il 112, numero unico di emergenza, che ti guida passo dopo passo nelle operazioni di primo soccorso. Poi bisognerà attendere l’arrivo dei sanitari.

Tommaso, per concludere, ci lascerebbe tre regole d’oro da rispettare quando andiamo al lago?

La prima è certamente quella di non sopravvalutarsi; se non siamo nuotatori esperti meglio restare vicini a riva. La seconda è quella di evitare di tuffarsi nell’acqua fredda quando il corpo si è riscaldato troppo e magari è in piena digestione; potrebbe sopraggiungere una congestione, con effetti molto gravi. Terza regola: fare i tuffi è divertentissimo, ma prima di lanciarvi assicuratevi che l’acqua sotto di voi sia sufficientemente alta. Come dicevamo, il fondo torbido del lago può ingannare e atterrare sui sassi, dopo un bel volo, non è certo piacevole!

Intervista a cura della classe 5A della scuola primaria dell’Arcivescovile

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