Quando alla Ignis scoppiò la violenza tra operai e sindacalisti della Cisnal

Era il 30 luglio del 1970, l’Italia viveva anni complessi, e anche Trento era coinvolta in un clima di lotta. Quel giorno nello stabilimento Ignis di Spini di Gardolo avvenne un episodio di violenza che coinvolse alcuni operai della fabbrica e alcuni sindacalisti della Cisnal, una sigla di destra: nacque un battibecco che ben presto si trasformò in uno scambio di botte. E di cui anche Vita Trentina diede conto. Due operai rimasero feriti e vennero immediatamente trasportati all’ospedale di Trento. Per tutta risposta, i colleghi presero in ostaggio il segretario della Cisnal Gastone dei Piccolo e il consigliere regionale del Movimento Sociale Italiano Andrea Mitolo, che vennero costretti a marciare da Gardolo a Trento, seguiti da un corteo di 150 operai, e con il cartello “Siamo fascisti, oggi abbiamo accoltellato 3 operai della Ignis. Questa è la nostra politica operaia”. Solo un intervento della polizia riuscì a liberare i due ostaggi.

Nel suo editoriale, il direttore Vittorio Cristelli stigmatizzò la violenza utilizzata da entrambe le parti. “Non ci sono – scriveva – solo le posizioni di destra, di sinistra o di centro dei partiti o dei sindacati; c’è un’alternativa più profonda e radicale: prendere posizione per l’uomo o contro l’uomo. Detto in termini cristiani: inserire o escludere l’uomo dalla considerazione di prossimo. E sappiamo che, per Cristo, prossimo sono tutti, anche i nemici. Pensiamo che giovedì è stato proprio questo senso del prossimo che è venuto a mancare. […] Giovedì è mancato non solo il senso dello Stato, del sindacato e della democrazia, ma anche il più elementare senso della convivenza civile”. Secondo Cristelli, restava aperto “il discorso dei se, rivolti al passato e al futuro”: “Se le ferite inferte fossero state più gravi, che cosa sarebbe successo? Se ci si incaponisce a continuare con gli stessi metodi, verso quale caos camminiamo? Si dice che il discorso de i ‘se’ è pura esercitazione accademica, noi pensiamo che questi ed altri ‘se’, in questo momento, hanno una rilevanza fondamentale e drammatica”.

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