Meno negozi, meno ricchezza che resta sul territorio. Tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di eCommerce hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” a livello nazionale circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie. Questo quanto emerge dalle elaborazioni Confesercenti sulla dinamica delle imprese e sugli effetti della desertificazione commerciale, che in sei anni ha visto scomparire oltre 111mila imprese dal commercio al dettaglio in Italia.
Nonostante i numeri siano più bassi rispetto alla media nazionale, si tratta di un fenomeno che riguarda da vicino anche il Trentino. Nel periodo preso in considerazione, a livello provinciale il numero di attività è sceso da 4419 a 3854, una riduzione del 12,8% che si traduce in una perdita economica quantificabile in 85 milioni di euro. A essere colpite tanto le valli quanto le città: a Trento, ad esempio, sempre fra il 2019 e il 2025 si sono abbassate 126 serrande (da 961 a 835), con una perdita di circa 19 milioni.
“In sei anni il Trentino ha perso 565 attività commerciali e 85 milioni di euro di ricchezza – osserva il presidente di Confesercenti del Trentino Mauro Paissan -. Significa perdere servizi, lavoro e valore per le nostre comunità. Ogni serranda che si abbassa rende più fragile un quartiere, un centro storico o un paese e incide anche sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla qualità della vita. Il commercio digitale rappresenta un’opportunità, ma la competizione deve essere equilibrata e non può tradursi nel progressivo impoverimento dei territori”.
L’arretramento della rete commerciale non ha solo ridotto l’accesso dei residenti a beni e servizi, ma ha indebolito i sistemi territoriali. Lo spostamento degli acquisti dai negozi sotto casa alle piattaforme internazionali non è infatti neutro per le economie locali: secondo le stime Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. Meno acquisti nella rete fisica significano quindi una quota maggiore di consumi che non alimenta più l’economia locale.
Fermare la desertificazione commerciale in corso è l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, promossa da Confesercenti attraverso una raccolta firme che ha già totalizzato quasi 40mila sottoscrizioni. Un’iniziativa a cui hanno aderito centinaia di amministratori locali, tra sindaci, assessori e consiglieri comunali e regionali, dai borghi ai capoluoghi. Il 17 e 24 settembre, anche Confesercenti del Trentino scenderà in piazza con due gazebo a Trento per raccogliere nuove adesioni: perché il testo venga discusso in Parlamento a Roma, sono necessarie 50mila firme. “Servono politiche capaci di sostenere le imprese di prossimità, rigenerare gli spazi urbani e accompagnare l’innovazione del commercio – conclude Paissan – La proposta di legge promossa da Confesercenti va esattamente in questa direzione e merita il sostegno delle istituzioni, delle imprese e dei cittadini”.