Mancano poco più di un migliaio di firme al raggiungimento del quorum per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare che vuole istituire, e poi definirne le modalità di finanziamento, il Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta.
Presentata da CNESC (Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile), Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!, la campagna, sotto lo slogan “Un’altra difesa è possibile”, punta a ribaltare il paradigma diffuso che, in maniera fuorviante e semplicistica, si basa sull’equazione che dice che per avere più sicurezza servono più armi. Al contrario, la vera protezione si costruisce mettendo da parte riarmo, controllo e misure punitive e concentrandosi invece su un modello alternativo, per costruire una sicurezza umana duratura: a questo servirebbe la creazione di un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta, capace di valorizzare le esperienze esistenti come il Servizio civile universale e di promuovere i Corpi Civili di Pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo.
“Di fronte alla drammatica crisi globale, con un Mondo e un’Italia sempre più armati e venti di guerra alimentati da una fase di aumento enorme della spesa militare, l’intenzione è quella di compiere un passo in avanti”, spiegano i promotori, che partono, oltre che da una lunga tradizione di pensiero nonviolento, soprattutto da un presupposto costituzionale preciso, ovvero gli Articoli 2 e 11 – solidarietà inderogabile e ripudio della guerra –, per disegnare un concetto di sicurezza fondato sulla protezione delle persone, delle comunità e delle istituzioni democratiche, e non sull’uso della forza militare. Principi – va specificato – che non sono in contrasto con il dovere di difesa della Patria sancito dall’Articolo 52 della Costituzione, il quale può essere adempiuto anche attraverso strumenti civili, come già riconosciuto dalla Corte costituzionale nel 1985. Un ribaltamento di prospettiva necessario, sottolineato spesso anche da papa Leone XIV nei suoi continui richiami ad una pace “disarmata e disarmante”, e dimostrato dalla storia, come spiega Pasquale Pugliese su movimentononviolento. org. “Il cosiddetto ‘realismo’ della deterrenza fondato sul falso principio della preparazione della guerra per avere la pace è una gigantesca mistificazione, smentita dalla storia e dai fatti. Ogni processo di riarmo ha sempre portato nuove guerre, fino alle guerre mondiali. La corsa agli armamenti tra Nato e Patto di Varsavia durante la Guerra fredda non ha garantito la pace, ma alimentato decine di guerre per procura con milioni di morti in Asia, Africa e America Latina”, scrive l’attivista, chiamando a una mobilitazione straordinaria l’ampia comunità che in questi anni nelle piazze ha detto il proprio no, forte e chiaro, alla guerra nel cuore dell’Europa, al riarmo ed al genocidio dei palestinesi, e che ora deve attivarsi per favorire il successo della raccolta firme.
Nell’idea dei promotori il Dipartimento, collocato presso la Presidenza del Consiglio, dovrà coordinare i Corpi civili di pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, operando in sinergia con Protezione civile e Servizio civile universale, allo scopo di sperimentare nuovi approcci e rendere concreta l’idea di un modo più intelligente e meno cruento di proteggere la vita di tutti i cittadini. Un Consiglio nazionale per la difesa civile, invece, garantirà il raccordo interistituzionale.
Strutture e azioni che, spiega bene la proposta di legge, funzionerebbero senza alcun onere aggiuntivo per il cittadino: il loro finanziamento avverrebbe infatti tramite un Fondo nazionale, alimentato dalla Legge di Bilancio e dalla facoltà dei contribuenti di destinare il 6 per mille dell’IRPEF. Per maggiori informazioni sulla campagna basta andare su www.difesacivilenonviolenta.org, mentre per aderire con la propria firma, si può accedere, muniti di SPID o Carta d’identità elettronica, al sito firmereferendum.giustizia. it/referendum/open/dettaglioopen/ 6100008.