Il 30 settembre 1967 l’attentato in cui persero la vita gli agenti Foti e Martini

La cronaca di Trento del numero di Vita Trentina di giovedì 5 ottobre 1967 apre con i funerali del brigadiere Filippo Foti e dell’agente Edoardo Martini, morti nell’attentato terroristico alla stazione ferroviaria di Trento del 30 settembre di quell’anno. Foti e Martini furono uccisi da una bomba contenuta in una valigia che alcuni terroristi separatisti avevano lasciato sul treno “Alpen Express”, arrivato alla stazione di Trento con a bordo circa 300 passeggeri. Nel tentativo di salvare le persone che scendevano dal treno, i due agenti presero la valigia di corsa e la spostarono in un posto isolato della stazione. La deflagrazione, però, li colpì in pieno.

“Intensa – descrive la cronaca di Vita Trentina dell’epoca – la commozione al passaggio per le vie della città del corteo funebre, aperto da una lunga teoria di corone di fiori, tra le quali quella del presidente della Repubblica, portata da due corazzieri in alta uniforme, e accompagnato dalle meste note della banda dei carabinieri di Bolzano. Seguivano le bare, avvolte nel tricolore, gli affranti familiari e una folla di autorità fra le quali il ministro Spagnolli, in rappresentanza del Governo, con numerosi parlamentari”.

“Telegrammi di profondo cordoglio – prosegue la cronaca – erano giunti dal presidente della Repubblica, ancora in Australia, dal presidente del Consiglio dei Ministri, on. Moro, dal segretario della DC, on. Rumor, dall’on. Berloffa, e da tanti e tanti altri, tutti esaltanti l’abnegazione e il senso del dovere delle forze dell’ordine e in particolare esprimenti i commossi sentimenti di gratitudine del Paese per i due agenti che con il sacrificio della loro esistenza avevano salvato tante vite umane”.

Pochi giorni dopo i funerali di Foti e Martini, l’arcivescovo di Trento, Alessandro Maria Gottardi, in un comunicato espresse disappunto per la cronaca tratteggiata dal Corriere della Sera. “L’inviato del quotidiano milanese, nel suo servizio sui funerali dei due caduti, asserisce infatti che ‘moltissima gente è uscita dalla chiesa in segno di protesta’ mentre l’Arcivescovo invitava a perdonare gli assassini”, scrisse Gottardi. “Tale interpretazione ci sorprende e ci offende […]. Il perdono è richiesto solo in nome del Vangelo; il richiamo familiare sosteneva invece l’accorato appello alla coscienza del giovane responsabile per indurlo a salutare ravvedimento”.

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