“Emozioni straordinarie sulle tracce del passato”

Per avere almeno una percezione di quanto la Prima guerra mondiale, nonostante sia passato un secolo, faccia ancora parte del “ricordo”, e della memoria di molti, che magari si sono senti raccontare da piccoli le storie dei nonni o dei bisnonni o di qualche lontano parente, può essere utile dare uno sguardo all’ampia pubblicistica che in questi mesi si può trovare sugli scaffali di ogni buona libreria, o in edicola, in occasione del Centenario. Lasciando per un attimo da parte gli storici di professione che guardano alle fonti e da lì partono, ma non sempre è detto che non siano in qualche modo “influenzati”, almeno come spunto, da un vissuto famigliare, tanto materiale pubblicato è debitore, anche, di quanto, in un modo o nell’altro, ha a che fare con la propria storia.

Nel paio di pagine nelle quali il giornalista milanese Maurizio Capobussi (che da oltre trent’anni si occupa di fotografia e turismo scrivendo per numerose riviste e quotidiani), spiega la “nascita di un libro”, in questo caso il suo per ora ultimo “Sulle tracce della Grande Guerra. Itinerari escursionistici tra cime, trincee, caverne e postazioni nelle valli di Fiemme e Fassa, Primiero e Vanoi”, c’è anche questo aspetto.

Perché tra i motivi che l’hanno indotto a scrivere e fotografare scarpinando su sentieri e creste il rimando al nonno capitano d’artiglieria, alle sue carte topografiche riguardanti il monte Cauriol, l’area delle catene di Costabella e della Marmolada, le postazioni del Vanoi e di cima Bocche come di forte Dossaccio, è nero su bianco. Da anni inoltre, l’autore frequenta le valli oggetto del libro pubblicato da Curcu&Genovese, è un appassionato di montagna, ha editato diverse guide escursionistiche sul Trentino e l’Alto Adige e su qualche quattromila c’è pure salito e il cerchio si chiude.

Caratteristica del volume, 257 pagine, è quella di proporre una trentina di escursioni nella maggior parte dei casi senza troppe difficoltà, adatte anche alle famiglie – non per niente l’autore le definisce “gite” – che ricalcano i percorsi, le linee di difesa e le postazioni montane realizzate sia dagli austriaci che dagli italiani. Solo in alcuni casi c’è la necessità di qualche accorgimento in più ed è meglio dotarisi di casco, cordini e moschettone visto che si salgono sentieri attrezzati.

Numerose le foto che immortalano zone quali Cima Cavallazza o la Cima Litegosa, le trincee di San Lugano e l’Alta Via de la Mariota, la strada dei Russi in val San Nicolò o le cannoniere di Malga Còlvere e tanti altri avamposti. Di ogni escursione vengono illustrate le caratteristiche, offerti diversi consigli su come affrontarla, la cartina sentieristica ma anche un inquadramento storico delle vicende belliche che hanno coinvolto la zona.

“Percorrere i sentieri lassù oggi vuol dire poter godere di suggestivi silenzi e di una natura splendida”, sottolinea Capobussi. “Fare delle escursioni riconoscendo alcune importanti tracce del passato significa vivere emozioni straordinarie”.

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