«Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»

22 febbraio: Domenica I – Tempo di Quaresima – A

Letture: Gen 2,7-9; 3,1-7; Sal 50 (51); Rm 5,12-19; Mt 4,1-11

«Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4).

Spinto dallo Spirito, Gesù vive nel deserto l’esperienza della tentazione. Lo Spirito che lo ha consacrato nel Battesimo ora lo conduce nel luogo in cui discernere come vivere la sua identità di figlio amato e inviato dal Padre.

L’evento delle tentazioni richiama il cammino dell’Esodo: «Ricordati di tutto il cammino per il quale il Signore tuo Dio ti ha condotto nel deserto per metterti alla prova e per conoscere il fondo del tuo cuore» (Dt 8,2). Gesù rivive nella propria carne l’esperienza del suo popolo, superando nella fede-adesione al progetto del Padre la “prova” del deserto.

Il termine “tentazione” indica dunque un’esperienza di discernimento: «conoscere il fondo del proprio cuore». È la prova a cui viene sottoposto “l’amico di Dio”: il sacrificio del figlio per Abramo, o il lutto e la malattia per Giobbe. È tentazione in senso radicale, non morale, che obbliga ad interrogarsi: su chi fondo la mia esistenza? Qual è il posto di Dio nelle mie scelte concrete? È il momento in cui interrogare Dio e metterlo alla prova: chi sei Tu per me? Chi sono io per Te? «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3).

Come ogni esperienza umana, anche la ricerca di Gesù avviene nello spazio e nel tempo (vv. 1-2). Lo spazio del discernimento è il deserto, luogo della memoria e dell’esperienza, luogo del primo amore (Os 2,16), ma anche della fame, della sete, della solitudine. Nel deserto l’uomo scopre il proprio limite e impara a trasformare il bisogno in grido, a vivere della provvidenza del Padre. L’indicazione temporale — quaranta giorni e quaranta notti — non indica una cronologia assoluta, ma esistenziale: è il tempo necessario per «conoscere il fondo del tuo cuore», per scegliere chi vogliamo essere.

Gesù nel deserto è dunque messo alla prova come Abramo, come Giobbe, come Mosè e il popolo. La connessione con l’esperienza battesimale e la formula «se sei Figlio di Dio» indicano che la tentazione è verifica della teofania battesimale, della parola del Padre. Gesù sceglie di essere totalmente figlio e di vivere la propria missione messianica in rapporto a questa identità fondamentale. Invitato a essere il Messia del pane abbondante, sceglie di essere il Messia della Parola (cf. 4,4); invitato a farsi Messia politico/teocratico, sceglie di essere il Messia del servizio di Dio (cf. 4,7); invitato a chiedere miracoli di protezione, sceglie la fiducia in Dio anche nella sofferenza (cf. 4,12). Per le sue scelte si ispira alla Scrittura: è il cammino offerto da Dio al suo popolo per aderire a Lui.

Questo episodio segna per Gesù l’inizio di una vita posta sotto il segno della tentazione. Satana assumerà volti diversi: Pietro (Mt 16,21-23), Scribi e Farisei (Mt 23), coloro che assistono alla sua crocifissione (Mt 27,40-44). Gesù continuamente tornerà a questa scelta iniziale, rimanendole fedele fino alla croce: non accetterà mai una fede miracolistica; rifiuterà la logica del successo e del potere e rigetterà ogni forma di violenza.

Il tempo quaresimale offre anche a noi la possibilità di vivere il deserto per conoscere «il fondo del nostro cuore» e scegliere la fiducia assoluta nel Dio della vita.

Chiediamoci: quale immagine di Dio guida le nostre scelte? Quale messianismo — del pane, del potere, del prodigio — ci seduce ancora? E quale passo di fiducia ci chiede oggi il Padre per diventare davvero figli nel Figlio?

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina